Claustrofobia

Che giornate, santiddio, che pomeriggi soprattutto, avvolti da noia, nervosismi, voglia di piangere per dare un calcio a tutto mentre guardo le ore che avanzano lente, con questo sole che si sta riprendendo spazio accanto a un tramonto che non dà l’idea di voler arrivare. Avrei dovuto continuare con il lavoro dopo la morte di papà, mi dico, mi avrebbe aiutata di più a mantenere una maggiore apertura sul mondo. Ma c’è mamma appesantita e bisognosa di una voce vicina, c’è Luca che fa le capriole per reggere le fila della famiglia, c’è la sclerosi multipla, maledetta lei, che gode per ogni debolezza che le offro, c’è tutto che non quadra e che nello stesso tempo regola meccanismi sempre uguali, mai diversi, fin troppo prevedibili. Il lavoro avrebbe aggiunto pecche non risolvibili, ancora più gravose. Altroché. Ma se oggi mi guardo mi scorgo ai limiti del baratro, coi miei silenzi per non dare nuova voce alle tante cose, troppe, che non vanno. Eppure, mi dico, non siamo l’unica famiglia che si trova di fronte a un dolorosissimo lutto da vivere ma, e questo è fin troppo evidente, qui troppe cose non vanno, regolandosi attorno a un giro di sentimenti che ci stringono senza dare respiro. Io e mamma, chiuse in casa, a fare i conti con i nostri problemi di salute, opprimenti, ai nostri reciproci egoismi, io che guardo ai suoi, lei che guarda ai miei, gli stessi che ci fanno ringhiare l’una contro l’altra. Luca che vuole essere ovunque ma che non può e non deve soprattutto: una pasta mamma può farla, una spesa io la posso sistemare, per quanto poco questa carrozzina mi permetta di fare. Ma se non si cambia modo di agire, le nostre vite ci passeranno tra le mani, tra musi piantati addosso, solitudine, anche condividendo sempre gli stessi spazi.  Ieri ho scelto di non guardare solo ai problemi, di non notare le difficoltà che mi lanciano frecce addosso, prima che la sclerosi multipla non mi avvolga dentro il suo sacco di pericolo e claustrofobia.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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