Ho ripreso a leggere. Con una certa frequenza. La mia diciamo, quella abbandonata da un po’, per l’intervento all’occhio prima, per i molti pensieri affastellati nella mia mente poi. Tutta roba nota. Ma negli ultimi tempi il libro in mano mica manca. O il Kindle, poco cambia. E quindi adesso mi trovo davanti a una soddisfazione personale. Piccola, ma di buon sapore. Anche perché ho scoperto dei bei titoli, belle scritture e via sulla strada del bel piacere. Che mi soddisfi leggere è roba nota, da sempre direi, ricordo ancora quella sera di mille e più mille anni fa quando all’ora di cena mi trovarono in lacrime sopra il letto mentre leggevo Incompreso (la favola di Florence Montgomery) coinvolta dentro un appassionato turbamento. La mia famiglia ovviamente si preoccupò consolandomi, ma, chissà, non credo si capì il significato di quel pianto mescolato alle parole. E dopo si diventa grandi e la scelta del titolo da leggere cresce con noi. Soprattutto se un bel giorno hai la fortuna di avere sotto casa una piccola libreria di quelle che oggi mancano sempre di più, accidenti. Ma io per qualche tempo ho avuto il bel vantaggio di poter godere di questo privilegio: mi ha permesso di costruirmi accanto un gran mondo, quasi dorato, ovvero ciò che volevo, ovvero ciò di cui avevo bisogno, ovvero un bel rifugio. Finché non ha chiuso purtroppo. Alessandra era la padrona di casa, Laura la sua cliente più assidua, sono diventate amiche mie, perché lì, insieme, abbiamo trascorso molti momenti bellissimi. Io e Laura ci davamo appuntamento per un caffè preso al volo, poi si entrava da Ale, si chiacchierava, si commentava, argomento prevalente? Libri certo, ma anche altro. Ricordo molto bene quella volta in cui noi tre siamo andate fuori per una pizza, camminavo male, mi poggiavo al braccio ora di una e poi dell’altra, a turno, per spostarmi da qui a lì, tacevo sulla ragione, non era il mio argomento preferito, poi un giorno le ho sentite vicine al punto da dirlo chiaro e tondo “ho la sclerosi multipla”. Mica è cambiato nulla tra noi, le amiche, quelle vere, sono così. Abbiamo continuato con le nostre chiacchiere e sulle varie opinioni che toccavano le reciproche belle letture. Poi arrivava Natale. Io e Laura si andava da Alessandra nei giorni della Vigilia, lì, dietro al suo banco, la aiutavamo per fare i pacchetti dei suoi clienti che in quei giorni triplicavano. Il libro, lo si sa, è il regalo dell’ultimo momento, quello che salva quando non si hanno più idee ma anche quando si acquista alla fine l’idea carezzata fin dal principio. Quante risate tra di noi, autentiche snob, sbeffeggiando tutti quei Bruno Vespa incartati, quanti commenti su quei titoli scadenti scelti e rivolti a una banda di non lettori che per Natale avrebbero trovato sotto l’albero un libro ricevuto senza ricavare nessun piacere. Di anno in anno io facevo sempre meno durante quelle sedute prenatalizie, faticavo a stare in piedi e quindi il mio ruolo si riduceva a poggiare il dito sul nastro per permettere a Laura di stringerlo al meglio. E si continuava a ridere. Ora Alessandra ha chiuso e quei pomeriggi di gran piacere anche. Leggere no, per fortuna. Per inciso: è sempre Laura a dirottarmi verso i migliori titoli, senza escludere che la metà me li regala lei.
Quei pomeriggi che valgono ancora
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela