Non credo di averne mai parlato su queste pagine. E forse nemmeno a qualcuno che conosco. Si tratta comunque di un argomento che mi ha sempre colpito, a metà tra l’autosuggestione e quel corollario di spiegazioni spesso fasulle che vogliamo darci. Ebbene, sarò più chiara. Circa trent’anni fa una cara amica, da sempre incastrata dentro un circolo di problemi di salute non da poco, mi chiama per dirmi che le hanno diagnosticato la sclerosi multipla. Non so niente su questa malattia e nulla le chiedo, in ogni caso il nome mi evoca qualcosa di antipatico. Non ne conosco i sintomi, nemmeno a che ramo della medicina appartenga, o quali siano le sue manifestazioni, nulla, mi rimanda solo alla visione di una sedia a rotelle. Che dico alla mia amica? Poco. Conta su di me. Che fare oltre? Passano i mesi, arriva l’estate, afosa ai massimi, lavoro nel negozio dei miei genitori e sono sempre molto ma molto stanca, ben oltre quanto dovrei dal momento che non ho ancora trent’anni. E poi sento che mi succede una cosa strana, non dolorosa, ma ben piena di fastidio. Quando piego la testa in avanti sento che dal collo, muovendosi lungo la spina dorsale, parte una specie di scossa. Non mi va, non so cosa sia, ma non mi va. Ricordo la telefonata di pochi mesi prima con la mia amica. Volo oltre con l’immaginazione, mi devo fermare. Vado dal mio medico di base, racconto a pezzi e a bocconi quello che mi accade e lui dice che si tratta di debolezza, troppo caldo, sono stanca. Mi prescrive un farmaco, per favorire il riposo mi dice. In farmacia mi danno una scatoletta blu, contiene pastiglie piccole, leggo il bugiardino: è un miorilassante, valido in caso di sclerosi multipla. Sento un tuono potente nelle orecchie, paura forte. Quando è sera il brivido lungo la spina dorsale si fa più intenso. Guardo la gente che entra in negozio e penso: “Beati voi, non avete la sclerosi multipla”. Passa ancora qualche tempo, chiamo la mia amica, mi dice che i neurologi hanno escluso possa avere la sm. Sono felice per lei, chiaro. Ma non posso che pensare: “Ce l’ho io”. Non glielo dico, non lo dico a nessun altro. Poi comincia poco dopo il mio percorso verso la diagnosi, tra esami e visite, e io comunque continuo a tacere anche ai medici che si occupano di me di questa strana scossa che sento sempre. Come se credessi che quell’ostinato silenzio possa proteggermi. Fino all’arrivo di una dottoressa, molto dolce, che mi fa una domanda precisa e io devo rispondere che sì, quella scossa la sento. Segno di Lhermitte, così si chiama. Ci penso spesso al perché ho taciuto di lui, non ne sapevo niente, tanto meno che fosse un erede riconosciuto della sclerosi multipla. Un silenzio, il mio, che non aveva un perché certo. Piu probabile che mi girassero addosso già molti altri sintomi della sm, niente di speciale quindi, nessuna capacità divinatoria la mia, era lei che mi aveva già allungato le mani addosso. E chissà in quanti altri modi.
Tutto normale quindi
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela