Tra Rocci e Castiglioni Mariotti

Proprio ieri, il mio ex compagno di banco del liceo, Francesco, ha inviato, sul gruppo IIIC di wapp, l’immagine della gradinata storica del nostro liceo Montale. Non la vedevo da tempo, è ancora la stessa di allora, il liceo non c’è più perché è stato trasferito nella cittadella scolastica di San Donà di Piave, ma la struttura che ho frequentato io invece è lì. I cinque anni più belli della mia vita quelli trascorsi tra quei banchi. Dico sempre così, magari esagero, ma non credo perché me li sento scritti addosso così: tra pagine di latino e greco che pure mi hanno fatta piangere ma sa il cielo il valore che mi hanno dato, insieme a quegli amici veri che non sono mai volati via da me e con i quali ho condiviso tanto, tutto, e per non parlare della scoperta dei tagli più belli della letteratura senza parlare della piena consapevolezza che la matematica non sarà mai il mio mestiere. Oggi ho letto sul giornale della mia provincia che il Sindaco della cittadina di San Donà – che è stato allievo anche lui del mio Liceo, me lo ricordo – ha intenzione di dare al Montale il volto di una galleria d’arte, uno spazio dove organizzare rassegne ed esposizioni artistiche. Bella idea probabilmente, un modo per fornirgli un aspetto innovativo, trasformando quelle aule in sale d’arte. Già. E i miei ricordi? E quelli di tutti noi ex allievi? Quelli che sedevano dietro a quei banchi. Davanti a cattedre impressionanti, con prof mai indulgenti. Si maneggiavano le pagine del Rocci e del Castiglioni Mariotti, dizionari con l’aspetto di colossi da analizzare con cura per venire a capo delle versioni di Tucidide, Sofocle ma non da meno Cicerone, Tito Livio, Tacito e via sulla strada. Ricordo che quando mi iscrissi al liceo credevo che avrei trovato come argomento portante l’italiano e la sua letteratura. Errore, ragazza mia. Greco. Latino. Ma va bene così. È quello il valore del Liceo Classico. Ci penso spesso a quei bellissimi anni ma anche a quella gradinata che portava all’ingresso e all’altra che faceva salire alle aule. Non c’erano ascensori, ma scherziamo, era una struttura molto più che datata. Ma se la sclerosi multipla si fosse fatta viva prima? Che sarebbe stato di me? Qualcosa sarebbe accaduto, stai serena mi voglio ripetere. Ma sempre sotto il tetto di quel Liceo. Ne sono certa. Allora, stamattina quando ho letto l’articolo che parlava del progetto che ha in mente il Sindaco per dare un nuovo significato al mio caro e vecchio liceo ho subito pensato alla necessità di abbattere tutte le barriere architettoniche di cui è portatore. Ma nello stesso tempo ho pensato no, vi prego no. Giù le mani dal mio Montale, dai miei ricordi, da quell’ingresso con la scalinata. E lo dico seduta sulla mia sedia a rotelle.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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