Quella scema che sono io

Sono qui, pronta qui, dopo la solita fastidiosa assenza su pagine a cui tengo tanto per giunta, anche se non sembrerebbe leggendomi. Non riesco ad avere continuità tra queste righe, quella che servirebbe per farle crescere, accidenti a me. Eppure stavolta qualche giustificazione ce l’ho. Un paio di ragioni simil autentiche. Chissà se valgono. Cose tipo: quel po’ di collaborazione richiesta da amici che avevano bisogno della mia penna per portare a casa dei testi necessari ad alcune loro esigenze. Io ci sto a intervenire, certo, anche volentieri, ma così trascino indietro le necessità di vedere le pagine del mio blog riempite con continuità. Mi secca un po’ infatti, perché se io guardo altrove lui si arena affossato da questa incapacità di farlo crescere con quel briciolo di costanza necessaria. Stiamo parlando ancora della mia pigrizia? Eccola che se ne esce, perché è pur vero che in una giornata in cui non ho più o meno un cavolo da fare il tempo per buttarmi sul computer per scrivere un po’ di più lo potrei in effetti trovare. Già. Mi giustifico con altro allora. Tipo: mi piace mettermi davanti a una tastiera solo di mattina. Il pomeriggio mi va sul libro di turno. Da prendere in mano, sia chiaro, ma subito dopo l’immancabile e molto gradito pisolino. Lo so, state ridendo. Allora non smettete perché adesso vi lancio un nuovo tema: dopo si comincia con il tempo da riservare agli esercizietti di fisioterapia cui mi dedico. Certo, quelli che chiama la sclerosi multipla. Da fare tutti i giorni come comanda il protocollo. Già. Il protocollo. Solo che il tempo da assegnare loro dovrebbe essere un po’ più esteso di quello che gli concedo io. Qualcosa che procede lungo un’asse crescente, di almeno mezz’ora, non di cinque minuti, e pure fieri come i miei. Ma è la pigrizia della sclerosi multipla a bloccarmi? No, è che sono stupida io, la sm ha le sue di responsabilità e pure troppe ovvio che sì, eppure la Cinzia non è da meno

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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