Si può tornare bambine?

Stamattina l’ho sentita, come quasi tutti i giorni, siamo abituate a farlo del resto, ci scambiamo un wapp per sapere a che punto siamo, come vanno le cose, quali le novità, in che modo procede la nostra salute innanzitutto, attaccata com’è dai reciproci nemici rabbiosi. Siamo amiche da decenni, ex colleghe di lavoro, abbiamo riso insieme, pure tanto, senza dubbio litigato, discusso alla grande, eppure anche protette tra noi, lei verso di me, in primis. Finendo poi per spettegolare, di ogni cosa ma in particolare dei capi, ‘ossignor che soddisfazione farlo, mettendo da parte, all’improvviso ogni sgarbo risollevando in un abbraccio quel muso appeso e accogliere invece gli inviti per essere di nuovo l’una accanto all’altra. Come adesso. Sembro sempre io la più fragile, ma ora no. Non mi va, voglio lasciarle tutto lo spazio di cui ha bisogno e anzi ancora di più, se crede, essere in grado piuttosto di darle l’indicazione più adatta per compiere al meglio questa strada, lei che ora è obbligata da incidenti autorevoli, percorsi dissestati pieni di angoli di pianto troppo aperti. Non posso fare di più se non dirle che ricordo bene quanto l’ho sentita vicina quando ne avevo bisogno: la sua auto, per esempio, ogni volta la trovavo aperta per condurmi dove mi serviva, il suo braccio teso per fornirmi appoggio, le sue mani aperte e pronte per riprendermi nei momenti, sempre più frequenti, in cui inciampavo e cadevo a terra. Lei lì, vicina, come se la mia sclerosi multipla la chiamasse per aiutarmi. Ora soffia una bora criminale su di lei e io non so che fare, tanto meno dire, so solo che vorrei un tempo diverso su di noi, quello delle risate, delle discussioni, come bambine, come cretine.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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