Certo, lo sapevo

E che nessuno mi dica che non me la sono chiamata. Facevo tanto il fenomeno a dire che quest’anno, a giugno, c’era da stare ancora sereni, lontani da qualunque genere di tormentosa forma d’afa che solitamente di questi tempi già ci travolge, che qualche spruzzata di aria fresca naturale, invece, c’era ancora, quella che permetteva di sopravvivere visto che il mio di condizionatore era fisso, in silenzio, con la bocca chiusa, appeso alla parete ancora in silenzio, per buonsenso ed effettiva mancata necessità. Ma guarda un po’ che ti succede, solo il giorno dopo aver fatto questo monologo da scienziata dei miei stivali: si fa largo una sensazionale botta di tormentoso calore. E io ci sono crollata sopra, punta dalle spine infiammate della sclerosi multipla che si nutre degli sbalzi della temperatura, anzi diciamo che proprio ci gode, rendendo le mie gambe candele di cera che si sciolgono ammollate sotto il mio peso, le braccia fragili, lente, incapaci di reggere ogni idea, schiacciate da una ogni sporca fatica mentre tutto il corpo si sfalda, gravato da una stanchezza innaturale, troppo forte, quasi finta per sentirla mia, trascinata da una fiacchezza che vorrebbe nutrirsi solo di sonno, e niente più. Ecco perché non dovevo chiamarmelo questo momento, tacere, e mettermi lì, in attesa che il caldo mi raggiungesse, tanto lo sapevo che era solo dietro l’angolo.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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