Ieri sera, finita la cena, guardato il tg, già in pigiama, pronta per passare sul divano, ho cercato un po’ in giro tra i canali della tv per orientarmi col telecomando in mano e per vedere come avrei potuto passare la serata. Un tempo queste ore erano il momento imdiruzzato per la lettura ma da un po’ le mie abitudini serali sono del tutto cambiate, il libro si prende in mano di pomeriggio e la sera tocca alla televisione, con nessuna soddisfazione peraltro, se d’inverno il palinsesto è debole, d’estate rasenta la vera pietà. Potrei scegliere di muovermi tra una delle tante piattaforme streaming installate sulla mia tv, ma ci sono molte ragioni per cui non lo faccio, per esempio mi addormento subito davanti al televisore mentre le serie del digitale che pure potrebbero piacermi, richiedono attenzione per evitare quel viavai fastidioso, di sera in sera, tra una puntata e l’altra. Fatto sta che questa televisione, povera e scadente d’estate mette in scena le peggiori repliche di tutti i programmi passati durante la stagione invernale, cosa che come ovvio mi innervosisce oltre modo. Ieri sera ciondolando tra un canale all’altro in cerca di armistizio, sono passata da Raitre scovando addirittura Un posto al sole, guarda un po’ qui mi sono detta, lo fanno ancora, quanto tempo sarà passato, trent’anni da quella prima puntata? Niente di più facile. La prima serie italiana, ambientata a Napoli, davanti al Vesuvio, lì dove sorge Palazzo Paladini ovvero il set in cui si muovono le vicende della storia, quelle di ieri e per quel che ho visto anche quelle di oggi. Succedeva così decenni fa, tornavo dal lavoro, gli orari con l’inizio della puntata combaciavano con i miei, mi buttavo sul divano, accendevo la tv e mi trasferivo a Napoli, nel momento in cui saliva di quota la nuova puntata di Un posto al sole, la chiamavo la mia mezz’ora d’aria, il momento che mi faceva volare lontana da tutte le responsabilità appena chiuse in un cassetto dell’ufficio, lo stesso che avrei dovuto aprire il giorno dopo. Ieri sera ho riconosciuto Palazzo Palladini, gran parte dei personaggi che mettevano in scena la mia mezz’ora d’aria di un tempo anche se oggi sono ovviamente, invecchiati e coinvolti in storie che non ho riconosciuto e che non mi ha interessato riconoscere. Infatti. Non riprenderò a guardarlo questo telefilm sotto il Vesuvio ma resta il fatto che come prodotto televisivo sembra quasi più ben fatto di tutti quelli di oggi che pretendono di essere attuali, nuovi, correnti, addirittura innovativi e moderni, costruiti tuttavia seguendo realizzazioni narrative fintamente inedite.
Un posto al sole
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela