È morto Pippo Baudo e non credo di sorprendere nessuno scrivendolo, in tv e sui quotidiani se ne parla da giorni attribuendo alla notizia il giusto clamore, lo stesso funerale sarà trasmesso in tv, in diretta, su Raiuno. Una pagina di grande spettacolo italiano si è chiusa, lo dicono tutti, non credo che nell’affermarlo si sia lontani dalla verità, non so se a qualcuno della mia generazione sia sfuggito dalle sue dirette, dalle sue prime serate del sabato sera, dai suoi pomeriggi della domenica e poi dai suoi celebri Sanremo, sì ecco appunto, dai suoi Festival, unici, inimitabili, senza possibili paragoni, quelli ricchi di dettagli e angoli da ricordare. Quanto ho amato il tipo di Sanremo creato da Baudo: ogni anno lo aspettavo, per me era una settimana imperdibile tanto che dal lunedì successivo alla sua fine mi sentivo quasi sola. Lo guardavo senza nessuno accanto, a mamma e papà non piaceva troppo, loro stavano in soggiorno con la tv sintonizzata su qualche film, io, in cucina, a godermi lo spettacolo che in assoluto preferivo: partivo dall’inizio, dalla presentazione delle vallette che di anno in anno erano sempre diverse – le stesse che Baudo sceglieva tra i nomi in maggiore ascesa nel mondo dello spettacolo -, ascoltando poi la selezione di musica leggera italiana in gara, l’orchestra che l’accompagnava, gli ospiti stranieri che di volta in volta contribuivano a scrivere i caratteri del grande evento. Mi mettevo lì, seduta al tavolo da pranzo, penna in mano, quaderno su cui scrivere i nomi dei cantanti per poi, dopo la loro esibizione, aggiungere un voto che al termine compilava la classifica del mio personale Sanremo. Non ho mai vinto, ma la canzone che salivava ai vertici del mio Festival il giorno dopo era la più trasmessa su radio e tv, tanto per sottolineare quanto fosse ben rintracciabile la linea dell’autentico sapore sanremese. Dopo Baudo Sanremo è sceso sulla scala dei miei gusti personali, così, per sottolinearlo.
Perché Sanremo é Sanremo
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela