Alla guida non so stare

Io non ho mai amato guidare, no, anzi, rifacciamo: stare seduta davanti al volante di un’auto mi ha dato sempre paura, non mi sono mai sentita al posto giusto, di quella roba sotto piedi composta da tre pedali necessari per gestirne l’andatura meglio non parlarne, quel volante poi, ricco di tasti, sistemi per gestirne l’andatura e sa il cielo cos’altro meglio tacere. Fino a quando la sclerosi multipla è avanzata, disegnando il suo andamento su di me, lo stesso che mi ha condotto alla scelta di acquistare un’auto col cambio automatico, um Panda nera, più semplice da gestire, meno movimenti con le gambe, soprattutto con la destra, quella fallata per prima, quella dell’area marchiata fin dall’inizio dalla sm. Papà si innamorò della mia auto automatica, di tanto in tanto, quando io non dovevo usarla la prendeva, solo col mio assenso però, che non metteva comunque in disparte le mie scortesi critiche, carogna come so essere, mi dico adesso. Quando è troppo tardi però. Poi  la sm è avanzata di più, la patente andava rinnovata davanti a una commissione per disabili, un gruppo di medici senza cuore, pronti a umiliare con distacco criminale il mio orgoglio di donna che di colpa aveva solo una grave malattia causata da un destino meschino, sfortunato, miserabile non certo da errori provocati da scelte di vita incivili. Dopo l’esame superato loro malgrado, potevo guidare nuovamente con cambi manuali installati sul volante di un’automobile che manteneva comunque i mezzi per essere condotta da patentati di Classe B. Come papà. Quando allo scadere della patente per disabili scelsi di non rinnovarla per evitare di passare nuovamente davanti alla stessa commissione che tanto mi aveva mortificata due anni prima, la mia Panda divenuta Bianca passò quindi ufficialmente a papà che poté guidarla per poco più di un mese prima di lasciarci. La sua auto nuova, l’ultima, la tanto desiderata, la preferita, era diventato un angolo tutto per sé e che io avrei dovuto concedere prima, con larga parte del mio cuore.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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