Funziona così con la stampa italiana, fa partire un argomento che traina con sé un filotto di servizi perlopiù uguali tra loro condotti lungo un tema che replica, copia, riproduce e duplica parole e temi sovrapponibili, tanto corre a senso unico. Ora tocca a questo. Controesodo. Con mia somma soddisfazione però, da sempre, fin da quando ero una bambina, io che non amo l’estate, che metto in fondo alle mie preferenze il caldo, che non seguo più da anni la vita da spiaggia, che ho la sclerosi multipla che applaude, la stronza, di fronte alle sofferenze che mi scrive addosso l’afa. E poi c’è un di più, per chi vive in una località vacanziera come Jesolo, il controesodo, vero o presunto che sia, fa il paio con una città che si vuota, che crede di tornare a capo di una presunta normalità, che rivede davanti a sé un orizzonte che riconosce come l’autentico, quello proprio, abitato da ritmi e colori di nuovo quieti, o almeno così crede. È il nuovo settembre che dà significato a queste sensazioni, quelle che diventavano proprie sembra, con giornate lentamente più brevi e poco alla volta, meno male, addirittura fresche, spesso piovose così come ancora soleggiate, di certo ricche di belle risposte, quelle che più amo. Lo inseguo il controesodo, da sempre, mi dà pace, a me, a tutto quello che sento dentro, al bello che cerco, a quello che risponde alle migliori emozioni che desidero. Forza, stampa italiana, non mi tradire, anche quest’anno continua sulla tua strada di banalità.
Controesodo
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela