Tazza di latte in mano, direzione forno a microonde, scatola corn flakes sulla tavola, telecomando afferrato per andare incontro, con gli occhi ancora assonnati, al primo tg del mattino nel momento in cui, con mia sorpresa, passa la ben nota sigla delle Edizioni straordinarie. Mi dà la scossa, cosa è successo di tanto grave mi chiedo? Parigi, incidente d’auto, è morto Dodi al Fayed, raccontano, fidanzato di Diana, la mamma del prossimo re di Inghilterra, anche lei era a bordo, poco dopo morirà, i due stavano scappando dai fotografi che da giorni li braccavano in cerca chissà poi di cosa. La notizia sembra ghiotta da quel che appare, i collegamenti si intrecciano tra i vari canali, le redazioni italiane, inglesi, francesi, statunitensi moltiplicano i servizi che si muovono con immagini importanti in arrivo in diretta, raccontano, dicono, parlano, presumono, non hanno certezze ma tanti se e tanti ma da sciorinare, un po’ dritti, un po’ a caso, si percepisce. Faccio la doccia, mi vesto, mi preparo, è l’ultima domenica d’agosto, ho sonno perché la sera prima ho fatto tardi ma ora devo andare al lavoro, nel negozio dei miei, e mentre indosso le scarpe la tv, ancora accesa, è ferma sullo stesso argomento, sbircio qualcosa e ascolto. Quando comincio a lavorare accendo la radio, cerco musica ma non ce n’è, Diana eccome, Diana ovunque, chiamata così, per nome, come fosse un’amica personale, compagna di stanza, autentica protagonista del quotidiano di ciascuno. Arriva l’ora di pranzo, chiude il negozio, rientra tutta la famiglia e attorno alla tavola, come sempre, mentre si mangia c’è il tg sullo schermo, alla mia sinistra siede papà, che sbuffa mentre comincia a cambiare canale in cerca d’altro, ma l’argomento non concede tregue, si muove sulla stessa linea ovunque, Diana su Diana, sarà questo per un’intera settimana, fino al suo funerale che, me lo ricordo, prende quota tra una folla in preda al pianto più cupo e di fatto poco giustificato dal momento che nessuno dei presenti, ammassati lungo il viale che accompagna il feretro verso Westminster Abbey, l’abbazia anglicana dove verrà celebrato, la conosceva. No, non dico di essere passata sopra ai tanti servizi di quei giorni, ammetto, ne ho guardati, parole su parole, sempre le stesse, ma forse per questo impossibili da evitare. Il funerale poi, con Elisabetta II che china il capo davanti alla bara, Elton John che canta al pianoforte una versione rimaneggiata per lei di Candle in the Wind, i racconti giornalistici che mettono in mostra una Londra che restituisce un sentimento potente, pesante, chiuso, stretto da caratteri poco britannici. Ho chiesto informazioni su questo a Donatella e Giorgio, i miei cari amici che vivono a Londra, mi hanno sempre detto che quella narrazione non appartiene all’accaduto, gli autentici londinesi, mi hanno ripetuto, hanno risposto all’avvenimento con relativa freddezza e assenza di partecipazione. Pochi anni fa ho letto un articolo sul tema firmato dalla scrittrice Susanna Agnello Hornby, siciliana d’origine e residente a Londra, che raccontava come, il giorno del funerale della Principessa, si trovasse, per caso e non per scelta, a passeggio lungo il viale dove si muoveva il feretro scoprendo quanto non riconoscesse i segnali espressi della folla assiepata lungo quella via perché era evidente come non fosse composta dal vero popolo inglese, priva com’era della sua pulizia dei modi, delle forme e nelle maniere espressive. Donatella, Giorgio, Susanna Agnello Hornby. Non metto in discussione le ragioni di Elton John, certo. Discuto piuttosto il modus della stampa che, in quella settimana di fine estate, a ferie appena concluse, forse ha trovato il gancio a cui appendersi per mettere da parte l’inizio del lavoro autentico. Con buona pace anche per la madre del futuro Re.
Quella domenica di fine agosto
Published by
Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela