
Domenica scorsa, ora di pranzo, in auto con la mia famiglia, edizione straordinaria del tg radio: furto colossale al museo Du Louvre di Parigi dicono, in quasi sette minuti una squadra di pochi uomini ha messo a segno una rapina monumentale che ha sottratto alla custodia francese otto gioielli storici appartenuti alla collezione di Napoleone e all’imperatrice Eugenia. Che brivido ho provato, come tutti credo, chiedendomi come sia accettabile che uno dei musei più importanti, celebri, visitati, autorevoli e prestigiosi al mondo abbia potuto subire un’onta del genere, perché di vergogna e basta penso si debba parlare, forse perché l’esecuzione è quasi assimilabile a una banale rapina di paese, mica molto di più e, giusto per questo, disonorevole nel suo atto. Ho viaggiato poco nella mia vita, nei miei percorsi però Parigi c’è, il museo Du Louvre ovvio, le sale galleria d’Apollon impresse nel ricordo anche ma soprattutto la visita, ferma nella memoria, alla Gioconda di Leonardo. Questo mette in mostra una sostanziale povertà di sapere mi si potrà dire, amare la Monna Lisa significa non avere titoli superiori, già, lo dichiarano in tanti, si tratta di una verità detta in tutte le direzioni, ma, ripeto il mio ma, io davanti alla Gioconda ho provato un brivido caldo, illuminato da luce autentica. Ho fissato il suo sguardo passeggiando lentamente davanti a lei senza smuoverlo mai mentre sentivo che i mei occhi venivano seguiti dai suoi come se mi osservassero tanto da non lasciare mai la loro attenzione che sentivo fissa su di me. Ne so davvero poco di arte, pari a nulla, ma che palpito quella visita di tanti anni fa e che di certo mi ha resa sensibile verso le emozioni ricevute, prima ancora di sapere che, dentro quel paradiso di bellezza, sarebbe stata possibile una rapina come quella di domenica scorsa. Che va risolta con titoli, attenzioni e capacità spese al massimo.