Prima serata

Va così, ogni sera, cena finita, pigiama già indossato, denti lavati, crema sul viso ben spalmata, direzione divano, copertina stesa sulle gambe, telecomando in mano sintonizzato sul canale scelto per trascorrere qualche ora, la famosa prima serata, quella con film, puntata della serie tv che più amo o chissà cos’altro. Sì, ecco appunto, vacci cauta con l’amore, tanto prima di te c’è circa un’ora di attesa, come quegli appuntamenti di decenni fa trascorsi aspettando, davanti alla finestra, l’auto del fidanzato che ti passava a prendere, lui, sempre in ritardo, perché prima di te chissà che aveva da fare di più interessante. È come se andasse così anche adesso, nessun fidanzato da aspettare ma comunque tempo sprecato per mettersi in fila per quella che viene definita la prima serata televisiva, quella che apre lo schermo non prima delle ventidue però, mentre io sono lì quasi addormenta ben prima che lei prenda avvio, prima deve passare oltre a giochi e giochetti di terzo grado che prolungano la sbobba a caccia di ascolti. Ero piccola e mi viene in mente quando c’era la Rai, al termine del TG, quello delle 20.00, cominciava lei, nota come la prima serata, me ne veniva consentita la visione fino alle ventuno e trenta, poi a nanna, non discutevo, figuriamoci. Fino a quando arrivarono i canali privati, senza canone, nessun vincolo, a beneficio di tutti, con una programmazione nuova, inedita, inconsueta rispetto al passato, sconosciuta per ciò a cui eravamo abituati, ignoravamo anche fosse l’inizio di un percorso da mettere in carica. Anche l’avvio della prima serata si trasformò: 20.25, cinque minuti prima che terminasse il Telegiornale della Rai, ecco quando cominciava e, a discapito dell’informazione, si cambiava per andare diretti a Dallas, per esempio, a seguire le gesta di J.R. Ewing e della sua famiglia di petrolieri che trasportavano in Texas milioni di spettatori su Canale 5.  Sì, robetta ignorante, ma si dormiva almeno.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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