Eccoci qui, arrivati alla fine dell’anno, la festa che martella il calendario a tanti di noi, quelli un po’ su con l’età diciamo, come me insomma: “che fai per l’ultimo?”, “dove vai?, “con chi?”, “che hai in programma?. Sono cresciuta con queste domande. Fatte più che ricevute, giusto per avere un orientamento di quanto avrei potuto fare in una serata mai troppo amata. Tutt’altro. Oltre alla scelta del programma non mancava quella per l’abbigliamento da indossare: nel periodo della mia giovinezza si usava comprare abiti quasi da sera e io che, non ho un grande gusto estetico – lo riconosco -, per l’occasione ho sempre messo insieme dei gran disastri. Serviva un abito elegante, certe brutture mai più indossate ho portato a casa per verificare poi che invece le altre si mostravano perfette, bellissime. Io, accanto a loro, avrei dovuto solo nascondermi dietro la prima colonna per non correre incontro a risate cariche di ironia e prese in giro. Sono cresciuta con questa domanda, nata e sviluppata dentro di me, bussandomi in testa senza portare con sé troppo piacere: durante quanti festeggiamenti per l’ultimo sono stata bene? Uno almeno sì, una cena di coppia a casa, io con il fidanzato di allora, menù preparato da mamma, baci per gli auguri scambiati con lui e poi perfino nevicata di mezzanotte, romantica, quasi magica. Il resto? Disastri di gioventù, spesso accanto all’amore rincorso in quell’istante che però non era con me, era impegnato a sbaciucchiarsi con la fidanzata di turno. Come li invidiavo, mentre a me toccava stare lì, in disparte a guardarli, sola perlopiù, mentre loro ballavano stretti, stretti. Non voglio dire che a me non sia mai capitato di essere invitata come morosa ufficiale con cui trascorrere la serata, bicchiere in mano e brindisi di buon anno, si vabbè, ma spazio poche settimane ero già all’angolo. Fino a una decisione importante, presa comunque troppo tardi: l’ultimo dell’anno, detestato da sempre, si fa a casa, a letto, presto addirittura, libro in mano, bacio a mamma e papà e tanti auguri al giorno dopo. Ma perché non c’ho pensato prima a questa bella soluzione mi ripeto. E almeno qui, su questo versante, la sclerosi multipla non gioca alcun ruolo. Tiè.
Libro che vince sull’abito da sera
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela