Calgary, 1988

Al termine di questa settimana cominciano le Olimpiadi invernali 2026, che spettacolo aggiungo, lo penso da sempre, queste poi sono in Italia, ma che importa vorrei aggiungere, perché è comunque lo sport espresso ai livelli massimi a dare il vero significato a tutto. Certo poi che quando sul podio d’oro sale un italiano è tutto ancora meglio, con lui si alza il tricolore e si accendono le note dell’Inno di Mameli, l’emozione si gonfia di tremito acceso, anche la mia, che di sport ne ho sempre praticato poco e ancora meno ne conosco. Però poi mi fermo, lo devo fare, perché c’è un’Olimpiade invernale, quella del febbraio 1988 a essere ben incisa nel mio ricordo per i fremiti indimenticabili che mi ha dato: Canada, Calgary, due ori, un nome, Alberto Tomba. Era lui il campione del momento, tutta l’Italia lo sapeva e infatti riponeva nelle sue indiscutibili capacità, ampiamente dimostrate nei mesi precedenti durante le gare di Coppa del mondo di sci, la speranza del podio più alto, sia tra le porte larghe dello slalom Gigante che in quelle piu strette dello Speciale. Stendo un piano: prima gara, giovedì 25 febbraio, pomeriggio, a casa mia eravamo tutti con le orecchie tese e gli occhi ben aperti davanti alla tv, pieno silenzio, nessuna distrazione, la telecronaca seguita non era quella della Rai, ci piaceva Bruno Gattai, giornalista dell’allora Telemontecarlo, che aggiungeva alle parole tensione viva, frenesia accesa che si buttava sempre verso un’eccitazione impossibile da contenere. Prima manche, Tomba scende tra le porte con pieno controllo del tracciato, è primo, in casa si respira positività che nel tardo pomeriggio viene confermata da una splendida medaglia d’oro vinta in completa scioltezza, è lui il migliore, il tricolore sventola, l’inno suona. Sabato 27 febbraio, tardo pomeriggio, prima manche dello Slalom Speciale su un tracciato ostico, duro, spigoloso, lo descrive così Bruno Gattai che pone dei dubbi anche sulle possibilità di Tomba, potrebbero venir traviate da oggettive difficoltà. Prima manche, il nostro campione arriva terzo, va bene anche così è davanti a nomi di primissimo valore, ma vorremmo tutti raggiungesse il massimo, che accadrà? Su Raiuno c’è Sanremo che addirittura si interrompe per trasmettere la seconda manche: in casa invece si gira canale, Gattai comincia la sua di telecronaca, Tomba fa una discesa buona, chiude in testa, vediamo che accadrà. Spazio adesso ai due campioni davanti a lui. Il cancelletto tocca all’atleta in seconda posizione che non supera una bandierina, esce, Tomba al momento è argento. Parte quindi l’avversario numero uno dopo la manche inziale: il cronometro gira, i centesimi passano, poco alla volta si arriva al traguardo, la misura si ferma: Tomba è medaglia d’oro anche nello Slalom speciale,  Indimenticabile Calgary, il tripudio esplode, l’Olimpiade è ancora sua, anche dal Teatro Ariston di Sanremo si alza un applauso inatteso e rumoroso. Le Olimpiadi mi piacciono, sempre e tutte, ma in quel 1988 sono scolpiti i miei ricordi sportivi più belli.

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