Fiera dell’Alto Adriatico

È cominciata l’esposizione turistica delle spiagge venete, Fiera dell’Alto Adriatico la chiamano, è la vetrina che apre le porte a ciò che rappresenta la migliore ospitalità alberghiera dell’estate 2026. Conta più di cinquant’anni di storia riassunti su pagine composte di idee, espressioni, cambiamenti, comunicazioni, progetti, modelli. Era diversa un tempo, si svolgeva a Jesolo, si chiamava semplicemente Fiera alberghiera pur essendo aperta non solo ai professionisti della ricezione, ma a tutti, a chiunque volesse conoscere i meccanismi della stagione turistica che di lì a poco sarebbe salita di quota. Aggiungo qualche indiscrezione: l’albergatore a Jesolo si è sempre considerato il principe di una classe sociale superiore, nobile addirittura, quella che ha fatto nascere e crescere Jesolo, il gran maestro di una categoria eminente, con caratteristiche brillanti, più elevate, soprattutto dal punto di vista economico. Ecco da dove arriva la sequenza di ingresso alla Fiera alberghiera di ieri: la domenica il popolo, i fuori titolo rispetto alla proprietà alberghiera, gli altri, i titolari di quelle strutture che d’estate a Jesolo davano casa al bene prezioso rappresentato dal turismo, invece, il lunedì. Io e la mia famiglia ci andavamo la domenica, nel loro primo passato professionale i sogni di mamma e papà erano stati quelli di gestire un albergo insieme, eppure, malgrado l’impegno, il desiderio si era dissolto conducendoli comunque a mettersi in campo attorno ad attività commerciali stagionali che di fatto li aveva resi due ottimi protagonisti del turismo jesolano anche se non alberghiero. La domenica andavamo comunque alla Fiera alberghiera e io mi aprivo di gioia. Perché gli addetti ai lavori che il lunedì avrebbero presentato la loro proposta agli albergatori e forse, non ricordo bene, anche ai ristoratori, erano già lì proponendo tutte le novità del mercato: macchine per fare il gelato – che offrivano a tutti su coppette in degustazione -, forni per fare la pizza – distribuita in piccoli tranci -, dolcetti – i migliori erano quelli al cioccolato -, piccoli panini – con il salame in guarnizione che non mancava. Con queste delizie in assaggio subivo anche tutto il resto: esposizioni di piatti, pentole, elettrodomestici vari, arredi, biancheria che belli o brutti che fossero portavano comunque addosso il tono dell’estate. Tornata a casa, con la pancia piena, mentre giocavo con quei gadget guadagnati qua e là, mi fermavo a riflettere sul fatto che, come ogni anno, la Fiera alberghiera portava con sé un significato forte: l’estate era lì, poche settimane di attesa ancora e, mentre le giornate si facevano più lunghe, sarebbe arrivata e io, ieri come allora, non ero troppo entusiasta del fatto. Caro amato inverno, resta con me ancora un po’.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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