L’invisibile

Mi mancano gli strumenti adeguati per esprimere un giudizio proporzionato riguardo a un film che vedo: se è bello o meno, piacevole o no, evito di parlarne infatti, non mi sbilancio e nel caso lo faccia è perché ho letto qualche recensione che afferma il mio giudizio. Non mi lascio mai andare, temo la disfatta culturale che potrebbe addossarmisi contro, figuriamoci se potrei tollerarlo, orgogliosa, pur senza titoli, come sono. Qualche scusante la pongo: non vado al cinema da anni, ho mille e più mille piattaforme per guardare film di ogni tipo così come serie tv, ma non le uso perché i miei gusti non coincidono mai con quelli di mamma e non la voglio sovrastare, affido la scelta a lei quando mi metto davanti a un televisore, del resto, quando mi accomodo sul divano, prendo la mia copertina preferita e spazio dieci minuti già dormo. Ecco detta l’origine di tanta ignoranza, credo almeno. Ma questa settimana in tv passavano L’invisibile, due puntate, il racconto della cattura di Matteo Messina Denaro, l’ultima, si crede, maestà della mafia siciliana, protagonista delle più sanguinolente pagine degli ultimi decenni. L’Invisibile è una visione che invece ho imposto a mamma, lei non ha rifiutato e l’ha gustatata mi sembra, forse perché ha notato tutta la mia soddisfazione, visto che non mi sono mai, e dico mai, addormentata nemmeno davanti alle insopportabili interruzioni pubblicitarie. Se ho i titoli o meno per esprimere un’interpretazione critica sulla serie non lo so, di certo le due puntate, per la regia di Michele Soavi e interpretate – molto bene – da Lino Guanciale e che raccontano i trent’anni di latitanza del boss mafioso Messina Denaro prima della sua cattura, sono rette da una tensione narrativa che emoziona. Eccolo il mio giudizio, quello che per due serate consecutive mi ha mantenuta sveglia ben oltre le 23.00 fino ad arrivare all’arresto del Boss e della sua congrega di collaboratori. Nella parte finale, accesa da un ritmo serrato, rapido, mai domo mi sono fatta cogliere da un’emozione che mi muoveva sul divano per seguire meglio il successo delle indagini portatuma a termine dai Ros dei Carabinieri. Una tensione narrativa che ha alimentato il racconto composto da quadri densi, dialoghi energici introdotti in una struttura rapida e sempre efficace, chiara, convincente, suggestiva mai banale, ecco cosa ho visto. Non ho i titoli per un giudizio completo, lo so, ma mi sbilancio comunque: L’invisibile merita di essere guardato.

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