Un libro

Ho ripreso a leggere. Ho ripreso a leggere? Con continuità. Con continuità? Ricordo le righe che mi passano sotto gli occhi. Le ricordo? O mi volano accanto, e poi via dalla mente in modo rapido, senza lasciare traccia quella che dà significato alla qualità del fattore lettura? Cerco di darmi una risposta ma la perdo perché se la aggancio mi infastidisce ciò che disegna, ovvero la me di oggi, quella poco sintonizzata su capitoli, capoversi, parole che non mi seducono come un tempo. Però, dopo mesi lunghissimi in cui il libro non era più cosa mia, adesso, sforzandomi l’ho ripreso in mano: quanta fatica per stare sola con lui tuttavia, per entrare dentro i suoi contenuti, abbracciarne il tema, essere lui per me, io per lui. Dopo la morte di papà niente è più lo stesso, il grande dolore ha cambiato tutto in casa, altri sistemi, altri perché. Il tempo è vuoto. Un libro tenta di riempirlo? Sto mettendo in pratica qualche meccanismo per tornare lì, al punto che prima era noto e che ora mi sa lontano. Dov’è il banco d’origine? Non lo so. Ci provo. Solo che oggi per leggere devo prendere le misure con spazi diversi da quelli di ieri, orari nuovi a cui abituarmi, posizioni anche, luoghi inediti, con molti rumori nuovi che fanno da sottofondo, passaggi insoliti con cui fare i conti, pensieri in testa che si accavallano gli uni con gli altri e che mi prendono per mano portandomi via la concentrazione che un tempo era sempre pronta a farsi strada appena lo aprivo il libro. “Si tratta solo di fare proprie le nuove abitudini, ti porteranno dov’eri – mi ha detto Laura, la mia amica, maestra delle mie migliori letture – datti forza, non abbandonare il libro, è roba tua”. Le credo? Sì.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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