Ieri durante una veloce uscita con mamma e Luca sono passata davanti alla casa di mio zio, celibe, generoso, pure simpatico, che qui per anni ha vissuto da solo prendendosi pure cura, con estrema attenzione, della vecchiaia della mamma, sua e di un’altra buona quantità di fratelli, tra cui mio papà. Negli ultimi tempi ha deciso per il trasferimento in un’abitazione più piccola, in una zona meno defilata rendendosi per questo capace di provvedere a sé in modo più agevole e più comodo alle sue esigenze. Finché nonna è rimasta in vita la sua abitazione era il punto di ritrovo per la numerosa famiglia, l’appoggio di tutti che di lì passavano soprattutto la domenica per incontrarsi, vedersi, parlare di tutto e di niente, pettegolezzi compresi. Anche noi spesso si arrivava lì, di pomeriggio, la domenica, papà aveva scelto un posto preciso dove parcheggiare, sempre quello, e noi, scesi dall’auto, si suonava il campanello, una volta dentro era tempo per saluti energici completi di baci l’uno con l’altro. A questo punto c’era modo per osservare le occhiate che si scambiavano gli adulti tra loro, nette spesso, talvolta calde, dipendeva da chi e come, perché non tutti si piacevano tra loro allo stesso modo, è il gioco che impone l’intreccio tra fratelli, sorelle, cognate e cognati, roba fin troppo nota. Subito dopo si poggiava l’omaggio dolce in mezzo al tavolo che in poco meno di un frangente veniva risolto. Ho trascorso anche io diverso tempo tra quelle mura e lo notavo che forse non tutti si piacevano tra loro allo stesso modo, le chiacchiere si sopivano all’ingresso di qualcuno, mentre si alzavano a favore della sua uscita. I cugini? Non so, con alcuni incontravo una sintonia migliore che con altri. Anche perché, diciamolo, ero una stronzetta patentata, io parlavo in italiano, come pretendevano mamma e papà, loro per lo più in dialetto, non mi piaceva. Non vedevo l’ora di salutare e andare a casa pur sapendo che verso l’ora di cena, rimasti in pochi, gli zii si sarebbero messi d’accordo tra loro per andare a prendere le pizze, birra e Coca Cola a piacimento. Ora il pensiero che zio venderà la casa e quel posto cambierà la sua storia mi fa crescere un po’ di nostalgia in rapporto a un passato che oggi mi racconta tanto.
Quella casa lì
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela