Grazie, Francesca

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L’articolo di Francesca Mannocchi sull’Espresso di oggi mi ha svoltato la giornata facendomi sentire meno sola perché più capita. Francesca Mannocchi ha la sclerosi multipla ma non è questa la ragione che me l’ha fatta sentire così vicina. Francesca Mannocchi è sintonizzata sulle mie corde e non solo a causa di una stronza di malattia che è, guarda caso, anche la mia. Francesca Mannocchi è uscita in scena spogliandosi di tutto e facendo molta fatica. L’ho percepita riga dopo riga l’arrancare di una scrittura ottima ma senza fiato, quello che manca quando devi dire: “Sì, ho la sclerosi multipla e per favore silenzio, astenersi dai commenti e ora lasciatemi stare”. L’ho sentita addosso a me tutta la sua fatica, il suo dover dichiarare qualcosa che tocca il proprio orgoglio ferendolo, che sa addirittura di vergogna – chissà di cosa poi – e che è bisogno di ficcare dentro una buca profonda ciò che vuoi condividere con meno gente possibile. Ma Francesca Mannocchi aveva un obiettivo per farlo e io la ringrazio per questa fatica ben spesa: aprire gli occhi di tutti su una realtà che fino a oggi nel nostro maltrattato paese ancora funziona ovvero il sistema sanitario nazionale. Onesta e lucida Francesca Mannocchi lo ha scritto: chi ha malattie gravi ha bisogno di cure continuative e molto costose, di visite periodiche con professionisti eccellenti e molto costose, di esami  periodici e molto costosi, di corollari vari e molto costosi. In Italia tutto questo viene coperto quasi per intero – e comunque in larga parte – dalle casse dal nostro sistema sanitario. Un sistema che funziona, con qualche buca qua e là, ma con punte altissime ancora più numerose. L’aria che tira in questo ultimo periodo però non dà molte rassicurazioni in questo senso, quando si parla con una certa insistenza di flat tax forse si fatica a capire che di mezzo ci va anche un bene prezioso come la sanità pubblica che vista da fuori sembra zoppicare ma invece funziona e ve l’assicura chi come me ne ha più bisogno. Fa paura tutto questo perché io non avrei le migliaia di euro mensili che servono solo per acquistare i farmaci che tentano di fermare gli attacchi della mia malattia. Ma a chi sta pensando vuoi che capiti  anche a me una malattia bastarda come la sclerosi multipla per poi continuare girare la testa altrove io butto lì una parola e dico cancro. C’è qualcuno che può dire di non aver dovuto affrontare in famiglia un caso di genere? Ebbene, il tumore si combatte e per fortuna sempre più spesso si vince con un’adeguata terapia chemioterapica costosa e a carico, per ora, della sanità pubblica che paga grazie alle nostre tasse, di ricchi e di poveri, pagate secondo proporzioni di reddito. Semplificando i fattori il risultato non cambia ma diventa più chiaro. Francesca Mannocchi ha scritto questo, certamente meglio, ma questo, e lo ha fatto con un modo che per la prima volta mi ha fatto sentire simile ad un malato di sclerosi multipla. Non a caso lei la sua sm la chiama “Ospite sgradita”. Se non si chiama affinità questa non saprei cos’altro.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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