Forse mi sono messa dentro qualcosa di più grande di me, facendolo con leggerezza, ho detto sì ok procediamo troppo velocemente, senza aver considerato che forse non ne sono all’altezza. Me lo sono ripetuta per giorni dicendomi nello stesso tempo che se sono le cose a cercarti l’unico senso possibile è assecondarle. Ancora una volta entra in ballo la sedie a rotelle e il varco d’interesse che ha aperto, dei curiosi certo, ma anche di chi dimostra attenzione per me e non per la mia malattia. Premessa. Non frequento molto la chiesa. Posso allargarmi? Per niente. Non credo? Non lo so. Più sì che no forse, a mio modo diciamo, ma non esiste un modo proprio per credere, lo so fin troppo bene, ce n’è uno solo e ha un corollario di princìpi da rispettare che non va disatteso sulla base delle preferenze personali. Non vado mai in chiesa, mi ha raggiunto lei attraverso la figura di un prete, quello della mia parrocchia, che mi ha intercettata e con grande discrezione, senza chiedere nulla, niente di me, senza nessun perché, senza domande, mi ha fatta parlare di tutto e niente allo stesso tempo. Il risultato mi ha portata a volere essere, ieri sera, dentro una sala patronale, a parlare di me, proprio di tutto, sclerosi multipla compresa ovvio, davanti ad un pubblico di ragazzi che partecipa alla vita parrocchiale e che io non conoscevo. Ho detto tutto, della polvere che per anni ho buttato sotto il tappeto per nascondere chissà cosa, delle mie paure, della vergogna che ancora provo, del maledetto orgoglio ferito in mille modi, e di come essere lì sopra quel palco, microfono in mano, mi costasse fatica, tanta fatica perché tutto era nuovo per me, un modo inedito per mostrare le mie debolezze. Lo scopo della serata doveva essere quello di spiegare ai giovani che le cose possono non andare bene in tanti modi, dai più stupidi ai più importanti, vale tutto in certi casi, da escludere pensare di potercela fare da soli, quando condividi e racconti la verità hai già cominciato a vincere una battaglia. E io ieri sera ne ho vinta un’altra.
Nell’arena delle mie battaglie
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela
Carissima Cinzia non ti conoscevo ti ho conosciuta ieri sera e mi si è aperto un mondo. La tua franchezza e sincerità ha colpito tutti. Grazie di esserti presa a cuore il destino di questi ragazzi, la loro sete di felicità che è anche la tua.
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… stimolante, quest’apertura….
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