Ho trovato lavoro e sono felice. Quante volte in questi mesi mi sono chiesta se sarebbe successo, se questa possibilità ci sarebbe mai stata. Ho cominciato ieri e che emozione, tornare in sella dopo un anno da una disarcionata tanto fatale mica è facile ma è quello che voglio. Ci speravo molto, inseguivo questa possibilità da tempo, accarezzavo un sogno che ormai non speravo più di poter raggiungere e invece, quando ormai avevo cominciato a deporre le armi, eccolo qui. Ho inseguito questo lavoro, per questa azienda, con questo ruolo per mesi, con una lampada alimentata da speranza che poco alla volta era diventata solo un lumicino tanto debole da farmi perdere ogni fiducia. E poi all’improvviso una sorpresa, in un momento in cui pensavo ad altro, a una preoccupazione arrivata in modo altrettanto imprevisto, eccola la telefonata tanto attesa, una convocazione rapida che diceva abbiamo bisogno di una veloce integrazione nello staff, ci sei? Ti va bene quello che proponiamo? Certo che mi va bene, ci sono, ci voglio essere. E ieri il primo giorno di lavoro è stato stordente: tutto nuovo, tutto diverso, mille persone da conoscere e nomi da imparare che ricorderò a fatica perché in queste cose sono un noto disastro, molti equilibri ancora da interpretare e da far diventare miei al più presto. Ce la farò? Anche rispondere al telefono mi sembra un casino adesso, come gestire i contatti nuovi e le tantissime novità da capire e, ieri pomeriggio, finito il mio orario, pur sapendo che oggi sarei rimasta a casa perché il mio contratto prevede un part time verticale che mi dà spazio anche per diverso tempo libero, ero sfinita. Pago certamente lo scotto di un anno lontana dal lavoro, il timore di sbagliare, la voglia di fare del mio meglio, ma anche la necessità di adattarmi ad un ambiente nuovo dove farò un lavoro mai fatto prima. E so che la fase più impegnativa ora è quella di entrare in contatto con meccanismi inediti che non sono più gli stessi di prima e così non saranno più, nel bene e nel male. Del mio vecchio lavoro sapevo tutto, ma non solo quello che c’era da fare, ché lì non si finisce mai di imparare, conoscevo piuttosto i margini di manovra sottintesi, gli umori che cambiano ogni giorno e che sai riconoscere appena apri la porta di ingresso e diventa subito chiaro cosa aspettarti dalla giornata perché ogni piccolo particolare è roba tua, c’è un ritmo che si ripete sempre uguale, dalla pausa caffè, alle chiacchiere prima di buttarsi a capofitto, dai silenzi alle risate, dal capo che rompe al cliente impossibile, ma sai anche che tutto è noto e questo ti proteggerà da quello che potrebbe succedere perché cadrà sopra una rete di soccorso sempre tesa attorno a te. Ci vuole tempo mi dicono e un nuovo sistema si metterà in moto, ci voglio credere, intanto mi tolgo la soddisfazione per godermi questo momento perché lo volevo tanto e qualche volta accade anche quello che sembra incerto, ma se accade vale la pena assecondarlo.
Non succede ma se succede
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela