Ci sono quelle domande deboli che fanno parte del vivere quotidiano. Portano a risposte non diverse e si completano di un interesse altrettanto privo di significato che dovrebbe chiudere una conversazione che magari non va classificata come finta ma nemmeno vera a voler essere proprio precisi. Tipo quei saluti tra poco più che conoscenti, cose tipo “Ciao, come stai?-Tutto bene grazie, e tu?-Anche io-Ottimo, buona giornata”, garanzia di educazione ma non certo di amicizia. Al lavoro mi capita tutti i giorni, nessun amico e nessun contrasto, quindi perché aggiungere altro a questi colloqui giornalieri? Sì, appunto, perché. E invece nelle ultime settimane alla mia risposta affermativa c’è sempre qualcuno di nuovo che incalza “Tutto bene davvero? Non sembra, hai un viso diverso?”. Li guardo sorpresa e chiedo, in che senso scusa? Ovvero non mi conosci, di me sai solo che siedo qui e nemmeno perché credo. Ho cambiato occhiali dico, no, no, questi ti danno più luce mi sento rispondere, la tonalità del trucco allora, ho scelto un fondotinta più chiaro, non ti trucchi mai tanto, non è nemmeno questo, è il sorriso, è meno acceso, sono gli occhi meno brillanti, è questo che mi sento dire. No, sto bene davvero, chiudo lì, forse sono solo un più stanca, replico. Poi penso, perché la qualità del mio sorriso o la luce nei miei occhi, davanti a voi che siete una platea di perfetti estranei, dovrebbe sembrare diversa e in che misura poi? Perché lo so bene che se anche ci fosse qualche seme di malinconia non sarebbe visibile ai più, so mentire molto bene io, fingere ciò che non sono, rendere solo a chi voglio io il mio autentico stato d’animo. Poi però mi resta in testa questa cosa del sorriso e degli occhi che forse non riesco a nascondere perché un filo di tristezza ce l’ho in effetti, un insieme di pensieri confusi che fanno capo a marce che fatico ad inserire, viaggiando come faccio in costante folle, con la frizione che brucia sotto il piede e che ora comincia a fare più male. Ma poi potrei davvero fare di più per migliorare lo stato del mio sorriso o dei miei occhi? Lavoro, e ce la metto tutta. Esco, quel tanto che mi basta. Mi diverto, su spazi tutti miei e va bene così. Sufficiente? Forse no, visto che il mio sorriso si è spento e gli occhi pure anche davanti a semplici conoscenti. Devo tornare a fingere meglio penso, devo mettermi nuovamente in equilibrio per rientrare nella mia area di sicurezza, quella che allontana domande inopportune. O magari infilare quella fottuta prima marcia, quella che più mi serve.
Tu come stai?
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela