Sono un’ipocondriaca, una di quelle che teme pure la sua ombra, che sente su di sé ogni sintomo di cui si parla in giro e per di più sono veneta e in Veneto ci vivo, quindi queste giornate di completo panico causato da un’inspiegabile epidemia di un virus nuovo, sconosciuto, in arrivo dell’Est del mondo e che sembra aver gettato le sue ancore proprio nel Lombardo-Veneto, mi spaventano ai massimi. Perché poco alla volta l’aria si è fatta sempre meno leggera da queste parti, e non solo per me, è come se ci fossero troppi dubbi da sciogliere, un numero imprecisato di domande da risolvere partendo proprio dalla base: e ora che si fa? Al lavoro per esempio io devo fare i conti con un continuo via vai di persone, hai voglia a mantenere le distanze di sicurezza, ci provi certo, ti lavi spesso le mani ma poi cerchi di farti sopraffare dal buonsenso che deve essere più forte di ogni viaggio negativo della tua mente. Fino a ieri quando il mio capo è arrivato e con il tono imperioso delle occasioni più serie ha annunciato che tutto doveva cambiare, ha scritto il Ministero ha detto, la natura della nostra struttura impone lo stop alle visite esterne, da disdire tutti gli appuntamenti, obbligo di affiggere cartelli informativi alle porte di ingresso, utilizzo di guanti e mascherine nel caso di compiti specifici da svolgere, vietate strette di mano e contatti fisici, utilizzo continuativo di gel igienizzanti. Un protocollo di guerra. Poi ho guardato fuori, il cielo era rosa e subito dopo si è fatto viola, un tramonto con caratteri che non ho mai visto prima, una cupola senza confini che avvolgeva tutto quello che trovava intorno e che si è caricato di tante tonalità di colore, una magia che sovrastava tutto, una bellezza talmente potente, così diversa dal solito, che distribuiva addirittura inquietudine come fosse un presagio cupo, difficile da trascurare. Ma io in fondo sono una stupida, esagerata, ipocondriaca, potrei aver capito male.
Togliti la corona, virus
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela