Quel rumore infernale che fa

Nello spazio di dieci giorni due care amiche mi hanno detto che i loro psicologi, con i quali hanno cominciato le rispettive terapie di analisi, hanno fatto dei commenti positivi nei miei riguardi, cose sul tipo è in gamba, tenetevela stretta. Ora, non so cosa si sia detto di me o a che titolo io sia entrata nelle loro terapie, qualcosa mi è stato riportato ma mi permetto di dubitare sulla realtà di quanto detto, mica si usa raccontare in giro il percorso che nasce durante le sedute con questo genere di professionisti, o meglio io non lo farei. Già io. Che forse due parole con uno psicologo avrei pure bisogno di farle, tanto per capire se dentro di me ho individuato tutte le tracce per superare i limiti necessari per liberare mente e pensiero da quello che mi ha regalato con grande generosità la sclerosi multipla. Ecco appunto. Io ho scelto di cacciare tutto dentro un profondissimo buco nero coperto da vagonate di terra spessa e nera perché niente esca, e che nessuno si permetta di farlo. Fatico perfino a dire sclerosi multipla, mi urtano queste due parole che ai più sembrano nulla, ma per me sono un condizionamento crudele che ha tradito progetti e vita e che per di più, a leggere bene, ha elargito anche alibi in quantità per non prendere decisioni importanti. Ecco, io parto da qui, ho soffocato tutto, ho cancellato in profondità e non voglio nessuno che mi aiuti a far riemergere il male assoluto che conosco e fin troppo bene. Quindi mi inchino davanti ai commenti positivi di questi due professionisti, ma il dialogo si chiude qui, ringrazio e porto a casa. Che poi non è nemmeno vero che non ho mai partecipato a una seduta di analisi psicologica, tanti anni fa sì, all’inizio della mia storia con la sm, quando piangevo pubblicamente e in quantità, ma non per roba stupida come ora, ma per affari di autentico spessore come la neo diagnosi appena arrivata, la paura, il futuro che sentivo negato e le tutte incognite che si intravedevano. Di preferenza lo facevo davanti ai medici, allora mi seguiva una neurologa che adoravo, perché era dura, competente e spietata, lei non nascondeva niente, diceva cose sul tipo: ciccia, questa cosa ti è capitata, mi chiedi risposte? Non ne ho, io ti posso dare questa terapia, ma non sono attrezzata per i miracoli, vediamo di venirne fuori al massimo della scienza. Io la ascoltavo e condividevo, ma piangevo lo stesso, eccheccacchio aggiungerei, voglio vedere chiunque al mio posto, ma mi fidavo, di lei e della scienza. Fino a che un giorno, all’ennesimo pianto, mi ha detto che il centro metteva a disposizione una psicologa se lo volevo, no, ho risposto, sempre piangendo, mica mi serve e lei mi ha detto che si vedeva che ero forte – non ho mai capito se mi prendesse in giro, voglio credere di no – ma c’è, dái vai, prova, ha concluso. E sono andata. La tipa mi ha fatto fare un sacco di test di memoria e roba sul genere che mi hanno fatto crescere delle ansie clamorose, odio sbagliare, detesto che si creda che non raggiungo valori minimi di preparazione. Poi un bel giorno l’appuntamento con la tizia mi capita un’ora prima di quello per la risonanza magnetica, l’esame centrale per monitorare l’andamento della sclerosi multipla. Non è doloroso, ma è molto lungo, lo odio fin dalla prima volta che ho dovuto farlo, è un momento cruciale, stabilisce se la sm è ferma allo stesso punto della volta precedente o se è andata oltre, se ha fatto danni che non si sono ancora manifestati, se avanza di corsa o si è bloccata un minimo. Quando la fai sei infilato, pieno di ansia, dentro un tunnel di metallo, stretto e basso, senti nelle orecchie un rumore infernale e aspetti che a un certo punto, dopo tre quarti d’ora circa, ti entri dentro le vene il temibile e freddo liquido di contrasto quello che passa dall’ago che ti hanno infilato dentro il braccio: è il censore supremo dell’intera risonanza, se ci sono infiammazioni in corso lo dice lui. Quel giorno sono distratta con la psicologa, mi chiede cos’ho e le dico la ragione. Ah, è solo per questo, esclama sorridente, ma l’ho fatta anche io, dovevo provarla per essere certa di capirvi, e mette su una faccia ebete, mi sono addormentata, continua, cavolo, quanto è lunga, ma per fortuna non è dolorosa. Già, le ho detto, e mi sono alzata. Dopo pochi giorni ho portato l’esito della risonanza alla mia dottoressa, non ho pianto e le ho detto che pensavo fosse meglio non andare più dalla psicologa, ché mi sentivo meglio. Ora, è certo che ho beccato un’incapace, ma non è nemmeno a causa sua se poi ho deciso di evitare qualunque terapia di analisi. Ho preferito costruire uno buco profondo accanto a me dove ficcarci dentro tutto, da lì non si tira fuori niente come regola di vita, scoppierebbe una bomba troppo rumorosa. Da far rimpiangere il casino che ti fa nelle orecchie fa una risonanza magnetica.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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