Con uno spritz in mano

Circa quindici anni fa o giù di lì, mentre facevo i conti con tanti sentimenti, primo fra tutti quello di conservare tutta la normalità possibile, quella che si stava sgretolando sotto i colpi della sclerosi multipla che percepivo diventare sempre piu feroci, al lavoro mi arriva una nuova collega, dentro un ufficio anche quello nuovo, che regala spazi più belli, che però mica mi piacciono. Non amo il cambiamento mai e in quel momento mi ritrovo incastrata in un corpo che dà segnali strani, la sento la sclerosi multipla, anche lei è un cambiamento, lei è il cambiamento, voglio provare ad ignorarla, fare finta di niente, pensare a ieri, a quello che c’era, mica facile, malgrado gli sforzi. La nuova collega non mi piace, poco da fare meno da dire, è nuova, può bastare. Dobbiamo condividere però lo stesso lavoro, scrivere piccoli e inutili pezzi di simil giornalismo che presentano il calendario di eventi organizzati nella nostra città, ce li dividiamo secondo criteri equi e casuali finché un giorno lei mi dice che ne vorrebbe uno in particolare tra quelli messi in lista dal caporedattore: un torneo sportivo tra non udenti. E mentre io vado avanti col mio lavoro la sento telefonare agli organizzatori per prendere le solite informazioni, dove si fa, quando, come, domande note, fino a che non la sento chiedere se i partecipanti sono non udenti o sordi. Eccola qui, quella nuova, ma saranno cose da chiedere queste, mamma mia, lo dicevo io che proprio non ce n’era. Quindi da stronza quale sono, messa giù la cornetta, le chiedo perché ha fatto quella domanda. I miei genitori sono sordi mi dice, pienamente consapevoli del loro essere disabili vivono la quotidianità con l’equilibrio di una vita che non conosce intoppi, solo quelli che a volte impongono gli altri, da cui si difendono molto bene comunque. Ma non per tutti è così, ha continuato, soprattutto i genitori che sentono, davanti all’arrivo di un figlio sordo, faticano molto anche solo ad accettarne la parola, così si sono fatte largo definizioni parallele come non udenti che spesso fanno capo ad associazioni che promuovono addirittura interventi chirurgici che non danno nessuna garanzia, anzi. Con sordomuto ho chiesto, cosa si intende? Niente, non esiste, il sordo parla, in modo atipico, ma solo perché non sente la sua voce, leggendo il labiale sostiene ogni conversazione, basta avere l’accortezza di guardalo in faccia mentre ci si rivolge a lui. E si arriva ai giorni di oggi, quell’antipatica di nuova collega piano piano è diventata la mia dirimpettaia di scrivania con cui ho condiviso un po’ tutto – più di vita che di lavoro comunque – e si parlava di questo burrascoso ritorno alla normalità dopo la quarantena. Il discorso è finito sulle mascherine e di come stiano influenzando la vita dei suoi genitori: impossibile leggere il labiale. In quei negozi nei quali si entra uno alla volta, nei quali si mantengono due metri di distanza per comprare una bistecca e tre etti di cotto c’è chi fatica ad abbassarle per pochi secondi per parlare con un cliente che fa la spesa da loro, tutti i giorni, da decenni. E non credo sia paura del contagio, con lo spritz in mano vedo che le mascherine scivolano giù che è un piacere.

Published by

Avatar di Sconosciuto

Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

One thought on “Con uno spritz in mano”

Scrivi una risposta a Mancin Silvana Cancella risposta