Ora che questo anno di scuola farabutto sta finendo, un po’ ovunque è uno sbocciare di considerazioni più che lecite su quanto i nostri ragazzi abbiano perduto. Oggi ho letto un post su un social che mi ha aperto molto finestre sul passato buttandomi addosso un po’ di strana malinconia. Parlava di come questi mesi che hanno costretto a casa tutti gli studenti non solo hanno tolto loro molto spazio alla formazione ma hanno anche ridotto al massimo la loro socialità con i coetanei che, all’improvviso, non hanno più potuto vedere, senza avere nemmeno il tempo per far loro un saluto. Ora si fa largo il movimento di pensiero che vorrebbe le scuole di nuovo aperte almeno per l’ultimo giorno per dare la possibilità ai compagni di banco di guardarsi negli occhi e dirsi buona estate. Il post che ho letto si soffermava proprio su questo tema, ricordando la gioia del giorno più bello dell’anno scolastico, proprio l’ultimo, quello che da sempre mette fine a tutto con una grande festa e un grido collettivo e altissimo al suono della campanella conclusiva che butta tutti dentro a un’estate piena di sorprese. Un bel post, niente da dire, autentico, soprattutto, è il ritratto di quello che accade arrivati a metà giugno in tutte le scuole, certo che me lo ricordo, in quel momento c’ero anche io. Mah. Bimbetta strana io. Ragazzetta peggio. Io tutta quella gioia non credo di averla mai provata davvero. Urlavo anche io al suono della campanella, ma solo perché lo facevano tutti gli altri. L’emozione di un’estate davanti a me? No. Proprio no. Qualche bella cosa accadeva certo, ma non era l’estate a buttarmici dentro. Capitava e basta. Oggi è una giornata no, forse è per questo che se penso a quei momenti mi sento un bel po’ di nero attorno, esagero certo, ma non posso che sovrapporre quel passato a questo presente. Ha ripreso a fare caldo, ne arriverà sempre di più, quello che non mi fa stare bene, la sclerosi multipla con l’umidità sale di quota. Io al suono della campanella avrei fatto meglio a non urlare perché che cavolo di emozione c’è ad avere l’estate davanti a sé?
Per chi suona la campanella
Published by
Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela