Quest’anno a differenza del passato l’esame di maturità mi è scivolato accanto, più o meno sotto silenzio. Ma anche sulla stampa mi sembra, certo ci sono stati molti articoli sui cambiamenti imposti dai rischi Coronavirus con le solite polemiche politiche: si poteva fare meglio, così è perfetto, ma no è colà che invece sarebbe stato impeccabile, ma scherziamo, è questa l’unica soluzione da prendere, ma va’ che peggio era impossibile fare. E via dicendo. Fatto sta che l’unica cosa autentica è che gli scritti non ci sono stati e che noi adulti abbiamo dovuto farcene una ragione. Con molta fatica ci siamo accorti che siamo invecchiati e quelle canzoni di Venditti – che per quante ne ha scritte su questo tema sembra che nella vita abbia fatto solo esami di maturità – quest’anno non le abbiamo ascoltate, non con la stessa partecipazione almeno. Perché l’attesa dei titoli dello scritto di italiano, per esempio, per noi è roba alta: a distanza di trent’anni dalla maturità – almeno nel mio caso – tutti lì ancora in prima fila a commentarli insieme, con discorsi tipo quello di storia quest’anno è meglio di quello di letteratura, attenzione a quello di attualità che è sempre la solita ancora di salvezza invece proprio no, è pericoloso. E poi il giorno dopo la stessa solfa: eccolo che è uscito Tacito, maledizione, o magari scoprendo l’uscita del tremendo Tucidide, qui li rovinano, e via sul tema, che tanto tutte le lotte fatte col Rocci sono solo vaghi, vaghissimi ricordi per la maggior parte di noi. Il fatto vero è che noi adulti lo sappiamo fin troppo bene che la maturità è la fine di una pagina storica che non è nemmeno la giovinezza ma è la definitiva chiusura di un portone che ci accolti fin da bambini: 8.15 più o meno, campanelle che suonano, zaini, libri, amicizie, aule, esperienze che ci hanno fatto crescere. E davanti a quei tabelloni finali, bene o male che siano andati, c’è l’incontro con la vita, quella vera. La maturità che amiamo tanto ricordare è solo nostalgia per quel debutto verso il futuro. E quest’anno, nel modo peggiore possibile, quell’esordio lo abbiamo restituito ai ragazzi, è sola roba loro, con l’augurio che ne facciano il miglior uso possibile.