Ventotto anni fa. E io ne avevo venti. Nel pieno della consapevolezza sociale, quando tutto quello che stai vivendo è roba tua e non di altri, quando il tuo presente sarà storia e tu lo sai e ne prendi atto con una maturità nuova che ti rende protagonista di quello che ti sta intorno. È l’estate del 1992 quando si fa largo la fine di due modelli di responsabilità e di pensiero giusto che segna un’epoca in modo incancellabile: gli attentati mafiosi contro Falcone e Borsellino sconvolgono il Paese con una morte cruenta e annunciata, da loro stessi prima che da altri. Ricordo quelle bombe con la lucidità di una memoria troppo vicina per pensare che in mezzo ci siano quasi trent’anni di vita. Ci pensavo ieri mentre ricordavo nitidamente dov’ero e cosa facevo quando mi veniva detto che c’era stato un attentato in mezzo all’autostrada contro Falcone e poi due mesi dopo uno sotto casa della mamma di Borsellino che aveva ucciso lui e la sua scorta. E poi la corsa davanti alla tv, le edizioni straordinarie dei tg e la paura e i brividi lungo la schiena e l’incredulità davanti a quelle immagini che spazzavano via tutte le speranze di una ragazza di vent’anni che ancora ci credeva. A cosa non so bene perché certi eventi vanno oltre anche alle idee che comunque c’erano, ma puoi essere bianco, rosso o nero ma se ci credi vale solo quello mica altro e in quell’estate di ventotto anni il pensiero si è scontrato con la consapevolezza che qualcosa di molto grande che non andava c’era. E infatti poi tutto è fuggito verso altro, una discesa molto veloce in direzione del grosso niente che ci sta attorno oggi. E allora mi è venuto in mente Sciascia che ne Il giorno della civetta durante l’interrogatorio al padrino mafioso arrestato dalla Polizia gli fa dire che secondo la sua esperienza di vita, il genere umano è diviso in uomini, mezz’uomini, ominicchi, pigliancuolo e quaquaraquà e che il Comandante che lo sta inchiodando con le sue domande e il suo coraggio di vero uomo di Stato è certamente un uomo. Ecco a cosa penso, quei due giganti morti ventotto anni fa erano molto più che uomini, molti dei politici di quell’epoca forse anche, diversi erano mezzi uomini, altri solo ed esclusivamente delinquenti. Io invece sono solo egoisticamente felice di non avere vent’anni oggi per non circondare la mia giovinezza da questa messe di quaquaraquà che ci governa, da qualunque prospettiva li si guardi.
Uomini e quaquaraquà
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela