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Lunedì sera ho guardato il film su Chiara Ferragni che hanno passato in tv. Allora, dire che l’ho guardato è un bel parolone, stesa a letto con la tv accesa mi addormento davanti a tutto, mi risveglio e poi riprendo sonno seguendo ritmi tutti miei che non dipendono da cosa sto guardando, che mi piaccia o meno va così. Quello che ho visto mi è stato comunque sufficiente per confermare l’idea che il film non meritasse la prima fila alla Mostra del Cinema di Venezia del 2019, però – attenzione che lo sto per scrivere – anche a una stronzetta come me che gioca a fare l’intellettualina snob la Ferragni sta simpatica. E non è perché ha messo su un impero di soldi e visibilità partendo dal nulla, anche perché io questa cosa non la credo. Penso piuttosto che le sue basi di partenza siano state altre e ben strutturate e che a creare il fenomeno Ferragni sia stato un accordo di fattori correttamente allineati di cui lei ha avuto certamente il merito di esserne un’ottima interprete. Non mi sembra poco, anzi. È anche per questo che mi piace. Dài su, che Instagram lo domina lei e le sue stories sono inarrivabili: coi vestiti che indossa – anche se molti nemmeno mi piacciono perché sono avanti di mille e più mille anni da me e io li vorrò quando poi nei negozi non ci saranno nemmeno più visti i miei gusti del tutto demodè -, col faccino di quel bambino a cui affida pure il sorriso immenso di annunciare l’arrivo di una sorellina, col marito che è un po’ bruttino secondo me ma che importa, sono tanto innamorati e l’amore è sempre bello. Ricordo quando si sono sposati, tre o quattro giorni di feste, che qualcuno, una banda di invidoosi e senza poesia, ha paragonato allo stile del Matrimonio napoletano col Boss delle cerimonie. Mentre che autentica favola è stato, con quegli abiti da favola che ha messo in mostra lei, quelli sì li ho capiti al volo, come quello di Prada per la festa del pre-sposalizio, quello che sbrilluccicava di rosa e oro togliendo il fiato. Detto questo un attacco da vera stronza cara Ferragni mi tocca fartelo altrimenti non mi riconosco più nemmeno io: e fallo ‘sto corso di dizione ragazza mia, ce la puoi fare, così non ti si può sentire.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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