Ma pensa te la casualità mi sono trovata a dire e ridire in queste settimane. Al lavoro è arrivato un nuovo collega: un compagno di classe delle elementari che non vedevo da allora, un numero imbarazzante di anni quindi, e che infatti – detto tra di noi perché con lui che mi salutava con calore ho messo su una faccia più o meno falsa – non ho nemmeno riconosciuto. L’altro giorno poi mi ha contattata sulla chat di Fb un altro compagno di classe, sempre delle elementari, visto più spesso di certo ma con saluti al volo, abbastanza in distanza, questa volta invece abbiamo scambiato due parole in più con la promessa di un caffè da bere insieme. Con un altro compagno di banco sempre di quei cinque anni, vuoi per lavoro, vuoi per piacere, non ho mai interrotto invece i rapporti e quindi nessuna sorpresa a sentirlo di tanto in tanto. Degli anni del liceo che posso dire? Sono da sempre il punto più alto della mia vita, sia per le persone con cui ho condiviso aoristi e perifrastiche da studiare fino a piangere ma anche per tutto quello che hanno creato dentro e attorno a me. Molti di loro sono ancora parte fondamentale della mia vita, quelli con cui mi sento, condivido, discuto, rido con lo stesso piacere di sempre. E poi ci sono anche quelli con cui non ho spartito lo spazio della stessa aula ma che senza la scuola oggi non sarebbero al mio fianco. Metti sul piatto una telefonata di millenni di anni fa, il numero trovato sull’elenco – chiaro di quanto tempo si parla? – c’è da contattare una ragazza conosciuta da poco, va a scuola nella cittadina dove vai anche tu, la mattina prende un autobus che parte da una fermata vicina a casa tua, non sai l’orario però così la chiami per saperlo. Ne ridiamo ancora adesso parlando di quella telefonata perché da lì è cominciata un’amicizia che negli anni è cresciuta e dura ancora oggi – tra momenti di potenza e altri più deboli ovvio – e che per giunta nel tempo ha visto attaccarsi attorno a sé altre persone importanti che l’hanno fatta crescere fino ai massimi livelli. Ma come sottovalutare che la dimensione di partenza sia stata la scuola, fondamentale certo per definire i caratteri dello spessore intellettuale di una persona ma non di meno per costruire la rete sociale che l’accompagnerà anche nella sua vita adulta. E poi arriva il Covid, le scuole chiuse per mesi e ora nuovamente a rischio e c’è questa striscia di bambini e ragazzi che si perde la vita tra i banchi ma anche molto altro. Interrogate sul tema Guia Soncini e Annalena Benini che con le loro penne mi convincono sempre questa volta non del tutto invece. Parlano in una generazione che non si è trovata a studiare sentendo sulla testa le bombe di una guerra ed è certamente vero, quella stessa generazione che senza muoversi di casa può non solo seguire le lezioni dei prof. ma anche passare il tempo libero guardando tutte le serie tv che preferisce, telefonare praticamente a costo zero, video chiamare a più persone contemporaneamente, leggere, giocare sul web, ascoltare musica senza limiti per un’adolescenza non scippata solo diversa. Tutto ancora una volta vero. Eppure io continuo a rivedermi durante la ricreazione seduta sulla scalinata del mio liceo a chiacchierare e ridere mentre aspetto che passi il ragazzo che mi piace per poterlo salutare e continuare a sognare. E per nulla al mondo cambierei i modi, la qualità e tempi di quegli anni.
Le otto e mezza, tutti in piedi
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela