Chi fermerà la musica

Da pochi giorni è morto Stefano D’Orazio, lo storico batterista dei Pooh, e di Covid per giunta, tanto per aggiungere dispiacere ad altro dispiacere. E come se un pezzettino di me se ne fosse andato, un tassello di ricordi che per quanto piccolo rispetto ad altro è pur sempre una parte di me. Tutto comincia nel 1982, c’era Sanremo, avevo dieci anni e credo che in quel momento sia nata anche la mia passione per il Festival e per la musica italiana. So per certo che quello dell’82 è stato il primo Sanremo che ho visto per intero e quando sul palco è sceso il vincitore di quell’edizione, Riccardo Fogli, bello ed elegantissimo, con la sua canzoncina facile facile ma appunto per questo coinvolgente, qualcosa di diverso mi è scattato in testa. Mi ha conquistata con quell’eleganza classica, il tipo di voce e anche se non sapevo nemmeno chi fosse diviene in breve il mio cantante preferito, così dicevo, mi piaceva infatti molto il modo di cantare e molte canzoni del suo repertorio. Ma bastò poco per scoprire del suo passato con i Pooh e della sua stupida scelta di staccarsi da loro, dalla loro epica musicale, credo per un eccesso di autostima come largamente dimostrato dal tempo e dalla storia. Sta di fatto che comunque io per Fogli ho mantenuto una innocente simpatia – in ricordo certo di quel me ancora bambino – mentre dentro il repertorio dei Pooh c’è ben custodito un serbatoio dove trovo molti dei miei ricordi più belli. Ci ritrovo mille episodi, pezzi di vita, tuffi dentro il cuore che fanno alzare brividi sulla pelle e parole legate alle loro canzoni talmente numerosi da non poter fare nemmeno una classifica. Chiudo così allora. Grazie.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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