Pochi mesi dopo aver cambiato lavoro – ormai un paio d’anni fa – venni chiamata nell’ufficio della direttrice che mi comunicò che da lì a poco mi sarebbe stata consegnata una divisa da indossare per dare forma e profilo all’ufficio dove mi trovavo. Condivisi il progetto, sul lavoro ci si presenta con rispetto per il dettaglio pensiero maturato anche perché negli anni avevo visto gente venire in ufficio con abiti molto più che discutibili. Considerate le mie mansioni all’accoglienza della struttura mi immaginai la più classica delle uniformi, tipo giacca – fper me meglio blu che nera, grazie – su camicia celeste o bianca, con pantalone oppure gonna. Da brava maestrina quale sono ne ero entusiasta. Fino a quando mi venne consegnata una polo rossa, di almeno due taglie in più della mia, senza logo aziendale tanto da poter essere scambiata per mia, come un pezzo mal uscito dal mio armadio. In poche parole passai tutta l’estate a immaginarmi come sarebbe potuta cambiare e possibilmente migliorare la divisa invernale. Fu semplice, indossando sotto la polo i miei maglioni di lana, giusto per non assiderarmi. Molti dei miei colleghi preferirono armarsi di felpe rosse per coprire le braccia. Io però non ne ho mai trovata una della stessa tonalità della polo e tanto per non svariare il livello di colore della divisa ho rinunciato. L’altro giorno mi è arrivata la newsletter di AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla – a cui sono iscritta da anni, da quando è diventato fondamentale saperne sempre di più sulla mia malattia, da quando ero all’inizio del percorso e non ci volevo credere che ci ero finita dentro anche io in quel tunnel, maledetto lui. Leggevo e rileggevo, post su post, compilavo test e questionari e mi avvilivo perché scoprivo che non era vero che stavo bene, i sintomi stavano facendosi largo impossessandosi di spazi sempre più numerosi. Ma io mi coprivo gli occhi. Tappavo le orecchie. Non ascoltavo. Tacevo. Fino a quando è stato tutto inutile, ogni informazione in più bastava leggersela addosso. Anche le newsletter le facevo passare oltre, senza approfondire niente, fino a quella dell’altro ieri che proponeva idee regalo per Natale. Tutte rosse, il colore di AISM, con oggetti tra i miei preferiti: tazze da te, agende, taccuini, kit cartoleria, penne. E Felpe. Rosse. Tonalità giusta. Su tutto, in bella mostra, la scritta Sclerosi Multipla a caratteri ben esibiti che trasformano il peggiore degli incubi in un brand da sfoggiare, come se una sedia a rotelle non bastasse a esporre uno stato di vita subìto e disprezzato. Vorrei scambiare due parole significative e abbastanza cattive con i brand manager di AISM, mi sembra più che evidente che il loro lavoro non lo sappiano fare considerando poi che si tratta di proposte regalo solidali i cui introiti sono indirizzati alla ricerca scientifica per la sclerosi multipla. I loro cervelli mi sono stati utili solo per rivalutare in un battito d’ali la polo rossa che indosso al lavoro.
Rosso relativo
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela