Tutto quell’affetto perso

Anche quest’anno poteva andare come sempre. E invece no. Quelle parole in più che dovevo aggiungere molto, ma molto, tempo fa le ho finalmente tirate fuori e tutto ha preso la piega che doveva prendere. “Ho la sclerosi multipla”. È fin troppo noto quanto mi costi dirlo e mi chiedo perché poi, sarà mica colpa mia, maledizione a me, ma insomma le cose vanno così. Lo so, ci sono molte persone con cui avrei dovuto aprire il sipario con maggiore anticipo soprattutto per potermi godere tutti quegli abbracci che mi sono negata da sola. Con le amiche almeno, con gli amici almeno. Invece ho taciuto con molti, finché c’era margine per farlo in ogni caso. Come quella volta. E qui ritorno daccapo. Tanto tempo fa quando ho cominciato quel lavoro ormai perduto, ho iniziato un’amicizia con una ragazza che lavorava lì già da qualche tempo. Un giorno le chiesi se durante la pausa pranzo voleva venire a bere un caffè con me: fu la prima mossa del nostro nuovo spazio, un immancabile appuntamento quotidiano, alla solita ora, prima di rientrare ancora in ufficio, il modo per creare un momento inedito tra noi per chiacchierare, spettegolare, sfogarci in attesa di sederci ancora alle nostre scrivanie. Ricordo che a quel primo caffè, dopo pochissime settimane dacché avevo cominciato il nuovo lavoro, mi chiese come mi trovavo, risposi che mi sembrava bene, che forse era presto per dare giudizi certi ma che di una cosa non avevo dubbi, non piacevo a uno dei capi, sembrava mi snobbasse, forse perché ero un Capricorno, quale fosse il mio segno zodiacale era l’unica domanda che mi aveva fatto durante il mio colloquio di lavoro del resto e in quell’occasione aveva decisamente storto il naso. Lei scoppiò in una risata che ricordo ancora e che mi tranquillizzò molto, anche perché scoprimmo di essere nate a un giorno di distanza, lei il 31 dicembre, io l’1 gennaio, due capricorni, alla faccia di quel capo, antipatico e vegano, e non ho mai capito se le due cose vanno sempre di pari passo, ma nel suo caso certo che sì. Intanto l’appuntamento caffè diventò immancabile tra noi, un momento che cresceva sempre più di livello che spesso si trasformava in soste in gelateria per pause dolci oppure in pizzeria quando ci veniva la voglia di stare insieme di più tra confidenze profonde e voglia di esserci l’una per l’altra ben oltre il lavoro. Ma durante tutti quei momenti, io che ero già malata, mai che le abbia svelato la verità su quel bagaglio indigesto che mi portavo addosso, non per mancanza di fiducia in lei ma per quel mio mal inteso senso di dignità. E poi un giorno lei mi disse che si sarebbe licenziata perché aspettava un bambino ed era felice. E, ovvio, anche io per lei, ma sapevo anche che mi sarebbe mancata molto. Da allora, per ben più di 10 anni e certo per meno di 20, non ci siamo più viste ma ogni anno gli auguri al compleanno non sono mai mancati: 31 dicembre/1 gennaio. Fino a che quest’anno di botto con lei mi sono uscite quelle quattro, pesanti, parole di numero “Ho la sclerosi multipla”. Il tutto senza pianificare nulla, solo per il bisogno di parlarle con sincerità, rimpiangendo piuttosto che al momento giusto mi sono persa l’occasione per ricevere da lei molti abbracci sinceri che mi avrebbe certamente dato e che senza nessun dubbio sarebbero stati un’àncora in più a cui aggrapparmi per ricevere un pieno di affetto di cui avevo bisogno.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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