Quel no che dovevo dire

Presente quando arriva una telefonata da qualcuno che piace e si stima tantissimo, che fa un invito che incuriosisce oltre i limiti e per questo subito si dice sì. Ma poi ci si pente all’istante perché butta in ballo troppe cose, e proprio per questo si avrebbe dovuto di no. La scorsa settimana mi ha chiamata una dottoressa del Centro Sclerosi Multipla di Padova che mi ha in terapia da vent’anni, il nucleo che ha creato il professor Paolo Gallo nome che, per chi ha la fortuna di non dover vedersela tutti i giorni con questa signora del no che mi ha in scacco forse non conosce, ma per gente come me è un faro su barra internazionale, tra i più illustri del panorama di studio contro la sm. Per questo quando sono stata contattata per partecipare a quello che è stato definito un nuovo piano di ricerca e valutazione sulla sclerosi multipla ho detto sì all’istante fatto salvo che subito dopo mi è stato detto che si tratta di uno studio che valuterà il mio livello di comprensione, analisi psicologica, contatto con la realtà, conservazione della memoria, capacità cognitive e via sul tema. Dovevo dire no perché oltre allo stato fisico mi manca solo che mi dicano che anche quello della mia mente sta decadendo, cosa che temo e che oltretutto sospetto. E ora mi ritrovo qui, sulle spine, in attesa del mio esame pomeridiano perché l’appuntamento è per oggi, fra poche ore e sono molto agitata, ce la farò a superarlo?

PS; e invece non si sono fatti vivi, nessuna telefonata, li ho aspettati fino alle 19.00 per poi dirmi che forse non ho capito il giorno, l’orario e che insomma non può che essere colpa mia e del recesso delle mie capacità cognitive altro regalo della stronza. Se almeno avessi detto no, o qualcosa come cari ragazzi, siete illustri studiosi, certamente tra i migliori, ma io che sono una mezza cartuccia voglio starmene in disparte forse adesso sarei più serena.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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