E alla fine non mi hanno nemmeno chiamata. Quelli di Pd intendo, i neurologi che mi hanno in cura, quelli che dovevano farmi l’esamino per giudicare le mie capacità cognitive verificandone l’eventuale compromissione dovuta a vent’anni di sclerosi multipla. Il risultato è stato un lunedì pomeriggio di attesa e non proprio tra i più sereni e un martedì con replica anche se con nervi decisamente meno tesi. E per oggi vediamo. Ieri sera un mio amico mi ha fatta molto ridere dicendomi che forse sono i medici a dover controllare lo stato della loro memoria perché a quanto pare si sono dimenticati di me. Ma io il punto finale comunque non l’ho ancora messo perché mi frulla in testa l’idea di aver passato un’informazione sbagliata, forse ho confuso i due giorni liberi dal lavoro che avevo questa settimana: lunedì e mercoledì, io ne pensavo uno e a loro ne ho detto un altro. Le mie capacità cognitive le ho già documentate io quindi, confuse, balorde, fuori fase. Prendi e porta a casa. Adesso mi chiedo se questo progetto tanto declamato come innovativo e fondamentale in termine di ricerca e progresso per raggiungere risultati di riscatto contro la sclerosi multipla sia proprio ben formulato. Perché strutturato in questi termini fa passare nella testa del malato un’idea che lo travolge: potrei retrocedere nei caratteri del pensiero o forse è già accaduto? E questo mi deprime. Quindi se il centro sm di Padova non mi dovesse chiamare per mettere nero su bianco che con la testa sto perdendo note di buon conto sarei più felice.
Gli esami che non finiscono mai
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela