Sono andata fuori a cena. Dopo quanto? E chi lo sa. Sera. Fine della scorsa settimana. Manca solo un’ora prima di terminare la giornata di lavoro. Tempo uggioso, anzi cielo proprio nero, temporale che arriva? Sembra di sì. Alla mia scrivania arriva la direttrice, le solite parole prima di andarsene, con lei anche un collega, poi un’altra. E se andassimo a cena fuori si domandano? Collettiva risposta affermativa. Dove potremmo andare, lo chiedono a me, unica jesolana tra loro, facendomi procedere a un’esposizione gastronomica varia sulla base di gusti, piaceri, desideri. Loro. Rigorosamente loro. Finché la direttrice si volta e mi dice vieni anche tu. No, grazie. Perché no. Sta per piovere. Non pioverà. Accidenti, sono senza soldi. Pago io, me li ridai, mica ho detto che offro. Oltre a un certo limite il rifiuto a un invito diventa maleducazione. E sono andata. E mentre mangiavo e mi guardavo intorno, il cielo soprattutto sperando non piovesse, sbirciando sempre l’orologio perché volevo solo andare a casa, pensavo che il mio tana libera tutti al Covid l’avevo sognato spesso ma in un altro modo. Come con una pizza con le amiche storiche per riavvolgere il gomitolo di confidenze profonde e pettegolezzi che fanno ridere fino alle lacrime. O come con un pranzo con quella ex compagna di scrivania che chiamare così è solo un gioco, le amiche sono amiche chi se ne frega di dove le conosci, l’importante è andare a mangiare da quel tipo, quello che sappiamo noi due, vero? Come con un’uscita con quell’amico lì con cui alla fine ci si dice sempre le stesse cose perché in fondo – chissà, chissà – senza questa rogna della sclerosi multipla chi lo sa se magari sarebbe andata diversamente, intanto però ci si deve ancora un pranzo, una cena, un caffè, che tanto paghi tu anche stavolta, lo sai vero? Come con una colazione con quella che chiamo la mia spacciatrice-di-libri, un’amica che mi passa titoli sopraffini, con cui condivido passioni, opinioni, critiche, sa dio quante, per poi tornare a casa e sentirsi più ricca. Come con la cena con i miei ex compagni di liceo, le loro famiglie, gli amici che nel tempo si sono agganciati, e dentro a tutto i nostri discorsi, i pareri e i ricordi di quando eravamo giovani anche se a me sembriamo ancora quelli di ieri. Come con tutto il resto, con gli altri amici, quelli che non mi mollano mai e che voglio rivedere in fretta. Per un vero debutto in società, per una vera, autentica prima volta.
Debutto in società
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela