E sono anche caduta. Di nuovo. E in casa. E con quel cavolo di roller che detesto fin da primo giorno che l’ho avuto tra le mani se è per questo. E che mi sforzo di usare in ogni caso per cercare di ridare significato alle mi gambe divenute rigide come fastidiose e inutili asticelle. E invece sono scivolata a terra e non so nemmeno come, lo sapessi avrei una soluzione almeno, per evitare di ripetere l’impresa. E ho preso paura. Tanta. E ne ho fatta prendere. Troppa. Ancora ko, affossata dentro quella buca che la sclerosi multipla continua a scavare attorno a me. E lo sapevo che lo fa. E lo so che non smetterà. Non ci voleva adesso, come se ci fosse un momento utile comunque. E ho pianto. Di stanchezza. Di angoscia. Di voglia di mandare tutto a puttane, di chiudermi in quel guscio che intravedo da sempre all’orizzonte ma che adesso pare ancora più vicino e che mi chiama con un sorriso sornione, ‘fanculo a lui. Vieni qui mi dice, cosa ti sforzi a fare continua a dirmi, non l’hai capito che vinco io, sempre e comunque. Sempre e comunque. Poco da fare, meno da dire, certo che ha ragione. Abbondonare il campo allora? Dargliele tutte vinte? Più di così? Ho detto un timido no. La sera stessa avevo in programma un’uscita per una pizza. A due passi da annullare tutto, con la testa ancora dolorante e una bella botta nera sul gomito, ho solo deviato il programma: si fa tutto a casa mia ho detto, Coca Cola e birra in frigo e che problemi ci possono essere? Oltre alla mia voglia pari a zero sovrastata dal desiderio di buttarmi a letto al più presto? Ieri mattina avevo in progetto una colazione con la mia amica Laura, che chiamo la mia spacciatrice di titoli e libri, che non vedevo da mesi e mesi – Covid ti odiamo tutti, fatti in là maledetto – con cui parlo di tutto quello che mi piace di più, leggere certo, ma anche di pettegolezzi che non vanno mai in seconda fila, sia mai. Ero a due passi dal disdire, ma poi no che non l’ho fatto. E il pomeriggio di ieri? Da sola, pasticceria, con caffè, biscotto al cioccolato, spremuta d’arancia, romanzo di Roth sul tavolo. Un’ora per me. Con la sm sempre lì lo so, lei lavora e ride, ma io resto qui e faccio quello posso. Sempre e comunque.
Sempre e comunque
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela