Anni fa, pochi mesi dopo l’inizio del mio attuale lavoro, venni chiamata dalla mia direttrice, voleva informarmi che nei giorni successivi l’azienda mi avrebbe fornita di una divisa da indossare durante l’orario d’ufficio. Mi chiese cosa ne pensavo e ricordo di averle detto di essere d’accordo con la proposta per dare forma e rigore al contesto professionale, aggiungendo con un sorriso che in questo modo avrei speso meno soldi per il mio guardaroba personale, mica male come idea dissi. Per non aggiungere che io sono molto severa nel concepire il modo di presentarsi sul lavoro, forse perché negli anni ho visto un po’ di tutto, come colleghe e colleghi entrare in ufficio seguendo stili assolutamente poco consoni. Sono una vecchia zia lo so, ma dietro a una scrivania credo non ci si debba vestire come sul cubo di una discoteca o magari con abiti talmente dimessi da sembrare vestaglie da casa. Negli anni l’ho sempre desiderata una divisa, fin dai tempi del liceo, come in un college americano, per annullare differenze di sorta. Quindi ho promosso con voti altissimi l’idea, immaginandomi una giacca – meglio blu che nera, per seguire di più i miei gusti – con una camicia sotto, perfetta ho pensato per la reception di una struttura sanitaria come quella dove lavoro. Del resto ne ho viste a mazzi di divise del genere in questi oltre vent’anni di sclerosi multipla invitata come sono stata a frequentare ambulatori di ogni tipo. Ma invece pochi giorni dopo sopra la mia scrivania ho trovato due polo rosse, taglia M, brutte, ma proprio brutte. E poi è passata da me la responsabile del personale che mi ha detto che forse la mia nuova divisa era un po’ troppo grande per me, ma di taglie più piccole non ce n’erano, ecco mi ha detto, questo è un invito a mangiare di più, sei troppo magra, lo vedi che braccia piccoline che hai? Lei ha riso, io anche perché non sapevo cosa replicare, ignoravo del resto quanto quella maglietta rossa, lunga, larga e sbilenca, che da quel momento avrebbe vestito le mie giornate fosse già diventata il contrario di un piccolo grande amore, eppure sempre presente ma visti i tempi meglio così.
Quella mia maglietta rossa
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela