Da mesi non vedo bene dall’occhio dx. Sì, proprio quello. Il maledetto occhio dx, o meglio, quel maledetto occhio dx che per primo suonò trombe davvero ascoltate, da me, ma soprattutto da un bravo medico, quell’oculista che dopo una sola visita e una serie di esami ben assestati nello spazio di un mese – rapidità che oltre 20 anni fa corrispondeva a pure utopia – mi mise in mano la diagnosi e mi trasportò grazie alle sue conoscenze direttamente al Centro Sclerosi Multipla di Padova. Il non plus ultra della regione dove vivo. Che dire d’altro? Che dopo due decenni anche l’altro ieri la visita con lui è cominciata in un modo e finita in un altro, con lo stesso clima di quella prima volta che mammano si è caricata di tensione, la mia, innegabile, la sua, non meno presente. Perché oggi potrebbe essere entrato in ballo altro di grave infatti, una deviazione verso un nuovo burrone prodotta dalla solita stronza: ora serve un esame specifico meglio se certificato dagli strumenti del Policlinico universitario di Pd, reparto oculistico. Il mio fidato oculusta mi chiede di sollecitare la collaborazione dei neurologi che mi seguono: butterò giù due righe per accompagnare la scansione della lettera che ha preparato per me dove chiede di preparami lo spazio per un consulto specialistico che so per certo mi procureranno come sempre hanno fatto. Il mio oculista ha concluso dicendo di fargli sapere se ci sono problemi, se non riesco ad avere risposta certa mi aiuterà. Mi sono venuti i brividi lungo la schiena. Le stesse parole che disse oltre vent’anni fa. E che mi hanno portata fin qui. Ma poi penso che fatto 100 faremo anche 101. Ho alternative?
Si ricomincia?
Published by
Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela