Parcheggi riservati

Seduta ai tavoli di una pasticceria per una colazione domenicale sotto un timidissimo sole di ottobre vedo un’auto che sta parcheggiando accanto alla mia. Spazio con righe gialle, sedia a rotelle disegnata, obbligo di esporre il cartellino blu riservato ai disabili, roba dei tipo: ecco a te, è un atto dovuto, maneggiare con cura però. Condivido. Scende un tizio, che conosco, e che non stimo. Espone il tagliando blu. Si avvicina e mi saluta abbassando il tono della voce, mi parla come se dovesse benedire il mio stato, un chierichetto sull’altare è più spigliato. Un “basabanchi”, li chiamano così dalle mie parti questi personaggi, usando quei termini dialettali quasi intraducibili ma portatori di una potenza del tutto letteraria. Il “basabanchi” usa la religione per comodi personali che non partono da un credo sincero, sono una messa in scena invece perché a scavare nemmeno troppo profondamente le bugie dei suoi comportamenti salgano a galla in modo esplicito. Prendo le distanze dai suoi saluti, freddamente gli faccio notare che ha parcheggiato sul posto riservato ai disabili, arretra di un passo e mi dice che ha esposto il cartellino blu. Ho visto, gli dico, so che ce l’hai, è di tua mamma. Si siede poco distante da me. Entro in pasticceria per pagare, gli passo davanti. Chiedo se sua mamma sia a bordo. “Senza di lei non puoi parcheggiare nel posto disabili, lo sai vero?” Mi risponde dicendo che a lui hanno detto diversamente, che non è cosi, il suo tagliando è diverso. Lo guardo fisso negli occhi e replico che non è possibile sia così. “Credo di avere un numero maggiore di titoli rispetto ai tuoi per poterlo dire, non puoi parcheggiare lì senza tua mamma, punto e a capo”. Entro in pasticceria per pagare, saluto un paio di amici che incontro e con la coda dell’occhio vedo il “basabanchi” spostare la sua auto, parcheggiare sulle righe blu e aprire il portafogli per cercare le monete necessarie per una sosta finalmente onesta.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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