Giovedi sera andrò alla serata organizzata dalla mia amica Graziana con cui conclude in festa la sua lunga stagione di lavoro. E io ci sarò, anche se mi hanno cambiato il turno di lavoro e arriverò un po’ in ritardo, anche se fa freddo, anche se come capita da tempo per strapparmi da casa serve una solida gru. Io e Graziana siamo state compagne di lavoro per circa tre anni credo, una pagina bellissima per me piena di novità e cose da imparare, incontri importanti, paura di sbagliare nella consapevolezza che comunque lei, che in quell’ambiente gestiva con assoluta professionalità il dritto e il rovescio di tutti i pesi in programma, per me ci sarebbe sempre stata per darmi aiuto, collaborazione e sostegno. I miei capi che avevano in mano redini e responsabilità di quel lavoro mi avevano mollata lì, sola, fidandosi un po’ troppo delle mie capacità, sicché giorno dopo giorno dovevo vedermela con impegni sempre nuovi e con le cariche istituzionali più importanti della mia città. Vuota di indicazioni anche minime su come muovermi in un campo che non conoscevo, tra personaggi di un certo peso e spessore, dentro ambiti professionali per me del tutto nuovi, Graziana mi prese per mano fin da subito. Nel tempo mi disse che lo fece perché il mio modo di essere le era piaciuto scegliendo così di essere per me un punto di riferimento, una consigliera e poi una confidente, gettando le fondamenta di quella che passo dopo passo è diventata un’amicizia profonda e vera che dura ormai da oltre due decenni. In tre anni di lavoro insieme, quante confidenze, quante risate, quanti dubbi condivisi, solo un silenzio all’epoca da parte mia: la sclerosi multipla che su di me ancora taceva, procedeva secondo ritmi che non volevo considerare, soprattutto io, la sm si muoveva ancora lenta, lenta, quasi silenziosa, non aveva ancora alzato troppo la testa, mi permetteva di non considerarla, anche se io che la conoscevo e la temevo, tacevo di lei a me e agli altri, soprattutto agli altri. Quindi non dirlo a Graziana non era mancanza di fiducia nei suoi confronti, era desiderio di non studiare a fondo i limiti della mia grande paura, quella che poi è corsa in avanti fino alla sedia a rotelle di oggi. Ma prima ancora con Graziana arrivò quella sera in cui davanti a una pizza le dissi tutto, sapeva già, gliel’ho lessi nello sguardo dove vidi tanto amore e sollievo, la voglia di sentirsi libera di parlare anche del mio grande incubo, il sollievo che sentivo anche io del resto. E che ci ha legate ancor di più. Buona pensione, Graziana, di tutto cuore.
Grazie, Graziana
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela