Io ho fatto gli esami di terza media, se è per questo ho fatto anche il Ginnasio e il corso universitario di vecchio ordinamento che durava quattro anni. Un’altra dichiarazione anagrafica la mia, insomma. Perché oggi, anno 2024, queste vie scolastiche hanno nomi diversi, rinnovati, anche se credo che la sostanza non sia cambiata, al termine di ogni singolo corso, per accedere al successivo, c’è da fare un esame. Domani comincia, con la prova d’italiano, quello della Scuola Secondaria di Primo Grado, che erano le Medie dei miei tempi. La figlia di Federica, la mia amica d’infanzia, si chiama Beatrice ed è sugli scudi di partenza per affrontarla, l’ho vista l’altro giorno e tutto sommato mi è sembrata tranquilla, ho visto la mamma e tutto sommato mi è sembrata un po’ più che agitata. Senza che Bea se ne accorgesse le ho lanciato un’occhiataccia facendole capire che così non va, tra le due, intendevo dirle, sono io quella che, come da copione, si incammina in quarta sulla tavola delle ansie, per carattere, per inclinazione naturale, per disposizione d’animo, ed è proprio questo che compensa i sentimenti del nostro lungo rapporto. Io sono sempre in equilibrio tra mille domande, Fede con fin troppe certezze, io di poche bravure, Fede di assoluto talento io carica di dubbi incondizionati, Fede con convinzioni che vanno oltre il limite. E via su questa direzione. Proprio questo ci aiuta anche nel ruolo di educatrici che un po’ per destino e un po’ per volontà ci siamo scritte addosso, lei da mamma, io da zia – come mi chiama Beatrice – perché lo sappiamo tutte girandoci da una parte o dall’altra che lei troverà in noi le due facce della medaglia della vita. Non non ce lo siamo mai dette esplicitamente io e Fede, ma nel tempo questo meccanismo si è messo in moto tra le parallele della vita. Se Bea guarda la mamma trova la sicurezza di un’educazione solida ed energica, se lo rivolge a me vede come prendere atto di quei perché che la vita non risparmia mai ma che vanno considerati sempre. Questo è il patto non scritto dell’amicizia tra me e Fede, quella nata sui banchi di due licei diversi ma in forte comunicazione tra loro, quella che da decenni non ci ha mai abbandonate tra gli alti e i bassi delle nostre vite non proprio facili. Cara Fede, fai vivere a me le ansie per il domani scolastico di Bea, è il mio ruolo, tu fai la forte a me spetta il compito di sostenerla nelle debolezze perché altrimenti perdiamo il timone di questa cavolo di nave che portiamo avanti insieme da sempre.
III Media
Published by
Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela