Care ragazze, cari ragazzi – VI

Sabato scorso l’Italia del calcio ha chiuso la sua avventura europea e pure in malo modo. Premessa: di calcio capisco meno di niente quindi potrei mettere un bel punto e chiudere in fretta il mio intervento. Però mentre guardavo quel po’ di partita che mi è passata davanti ho fatto una serie di osservazioni che ora vorrei condividere con voi per sentire cosa ne pensate. Prima di tutto ho notato i toni arresi dei telecronisti e mi sono sembrati strani, non in linea con la consuetudine che spesso li accende di un entusiasmo un po’ esagerato, c’erano poi anche i volti scuri di certi spettatori illustri, il viso livido di rabbia di Buffon per esempio, che non so bene cosa ci fa facesse lì, ma, consapevole della figuraccia che la nostra Italia stava facendo, si vedeva a mille miglia di distanza che dappertutto avrebbe voluto essere tranne che là. Poi non ho potuto che fermarmi sui giocatori in campo: stessero giocando bene o meno non lo so dire, ma due cose le ho notate. La squadra era composta da atleti giovanissimi e tutti esageratamente tatuati. I dettagli mi hanno colpita e quasi certamente perché tra me e loro – come tra me e voi, del resto – c’è uno scarto anagrafico notevole eppure il giorno dopo ho letto sul social X una cosa che mi ha colpita: “se ciascun componente della nostra nazionale avesse trascorso più tempo sul campo ad allenarsi anziché steso sopra il lettino di un tatuatore forse ce l’avremmo fatta a passare il turno di questo Europeo”. Che ne dite? Siete d’accordo? Perché è ovvio che io lo sia, sono vecchia e ragiono seguendo traiettorie di pensiero diverse dalle vostre, però mi piacerebbe sapere che opinione avete. Vedere i risultati vincenti dello sport italiano è pura gioia infatti, l’Europeo di calcio del 2021 è impossibile che non la ricordiate, anche se siete giovanissimi, ma proprio perché lo siete un Mondiale con l’Italia in campo non sapete cosa sia. Certo non è solo colpa della squadra lo è anche degli allenatori, ma l’impegno di chi ci mette la forza per allenarsi è fondamentale. Prendete Sinner, diventato per la prima volta nella storia del tennis italiano numero 1 al mondo, io credo che ci metta tempo, cuore, coraggio in campo per allenarsi e infatti i risultati si vedono. Che ne dite? È questa la differenza che rende tanto debole il calcio italiano? E più in generale i buoni risultati arrivano dall’importanza che mettiamo sul piatto, che sia sport, studio, lavoro? So solo che a fine partita sono rimasta davvero colpita dalle parole di Donnarumma, il portiere di questa nazionale, che ho letto essere stato anche il migliore in campo e che si è scusato con tutti i tifosi italiani per le pessime prestazioni della squadra. Forse i tatuaggi ce li ha pure lui, ma il suo impegno è diverso e si vede. Impegno che, come una lezione di vita, esce allo scoperto sempre, che sia sport, studio, lavoro, appunto.

Published by

Avatar di Sconosciuto

Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

Lascia un commento