Care ragazze, cari ragazzi – XI

E sicché è arrivato Ferragosto e tradotto in termini pratici significa che le giornate cominciano a farsi più brevi, che le temperature – e questo credo sia un piacere che vale per tutti – diventano meno soffocanti, ma pure che in un batter d’occhio dietro l’angolo spunterà settembre. Non sto celebrando la fine dell’estate, sia mai, vorrei solo parlare di ciò che si porta appresso questo mese rivolgendo le mie parole in particolare a quei ragazzi che tra poche settimane cominceranno una nuova avventura della loro vita: la scuola superiore di secondo grado. Come vi invidio! Perché? Presto detto: si stanno aprendo davanti a voi cinque anni scolastici che corrispondono a una pagina piena di novità, ricca di incontri importanti, cose da imparare sempre diverse e fondamentali, cariche di spunti inediti e ancora mai conosciuti. E poi amicizie che vi resteranno accanto a lungo, per sempre mi sembra il termine più corretto da usare. State uscendo da casa, e da soli, e per imparare ma anche per conoscere nuove persone. E attenzione, non certo gente qualunque ma amici veri che anno dopo anno cresceranno con voi e sarà bello così. Non credo di essere stata più fortunata di altri, credo valga per tutti questo principio, o magari serve solo il desiderio di allacciare legami sinceri, non per abbandonare quelli che già si hanno ma per stringerne ancora e anzi creare ambiti più grandi, spazi dove includerne diversi. Io ricordo ancora il primo giorno di liceo, ma oltre all’entrata in classe e all’incontro coi miei nuovi compagni di studio, non posso non ricordare quanto è accaduto poco prima. Siamo io e una ragazza, all’epoca ci si concoceva solo di vista, dobbiamo salire sull’autobus che ci porta a San Donà di Piave, io per andare al classico lei allo scientifico, ma siamo visibilmente imbranate e molto emozionate e sbagliamo mezzo, su quello in cui saliamo si va in piazza Mazzini, ce lo dice una signora quasi per caso e noi scendiamo di fretta e correndo arriviamo al capolinea e riusciamo a prendere al volo quello giusto, quello che ci deve portare a scuola, ma ovviamente in ritardo, per fortuna arriviamo in tempo prima della campanella. Durante il viaggio siamo in ansia, non ci scambiamo una parola, ma quante risate negli anni ricordando quella mattina, quel primo giorno di liceo che ci ha fatto conoscere trasformandoci in vere amiche. Ecco cosa vi auguro: un ottimo anno scolastico, tante cose da imparare e il valore più autentico che sa dare l’amicizia. Anche quello di ricordare, a trent’anni di distanza, un autobus sbagliato e quel valore di amicizia che per fortuna ha trasportato con sé.

Published by

Avatar di Sconosciuto

Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

Lascia un commento