L’ho saputo la mattina leggendo i giornali on line: venerdì 20 settembre attorno alle 23.00 circa, Giacomo Gobbato, nato a Jesolo 26 anni fa, è stato accoltellato e ucciso mentre interveniva per difendere un’amica che era stata aggredita sotto casa a Mestre. Tutto quello che so l’ho letto sui giornali o ascoltato in tv ma è stato sufficiente per raggelarmi i sentimenti, pensando a lui, alla sua corsa generosa in soccorso all’amica, alla sua morte nata attorno al desiderio di difendere l’altro. Poi ho pensato a voi ragazzi che mi state leggendo, che certo siete più giovani di Giacomo Gobbato e che di sicuro, saputo della sua morte, vi siete trovati coinvolti da una serie di perché importanti. Me lo sto chiedendo da giorni se è la cosa giusta da fare quella di portare su queste pagine una discussione di questo peso, ma alla fine la decisone l’ho presa comunque, eccomi qui Giacomo. Passare oltre come se niente fosse mi sarebbe sembrato infatti un nuovo danno nei suoi confronti che invece, evidentemente, portava dentro di sé il rispetto per il mondo nel quale viveva. Resta il fatto che non so davvero cosa posso dirvi ragazzi. Ho gli strumenti per consigliarvi qualche cosa? Si tratta infatti di aprire una discussione equilibrata e attenta su un tema dai caratteri complessi che coinvolgono anche voi che, anche se in modo indiretto, con la morte di Giacomo vi siete ritrovati dentro un abisso di perché. Ma penso che sia proprio la sua vicenda a offrivi l’occasione per cominciare un dialogo aperto su quanto viviamo, sulle conseguenze di parole e fatti, sui bisogni che possiamo mettere in campo per conoscere tutto ciò che ci accade attorno. Ho deciso di sfondare questa porta quindi, non ho risposte da dare, ma non vorrei discorsi inutili, vi invito a cercare la via per un dialogo intelligente, ragazzi: tra di voi, in famiglia, a scuola, con Don Lucio, Don Gianluca, fate domande, leggete, cercate risposte che vi sollevino da tutti i tanti dubbi e le paure che avete. Se la storia di Giacomo Gobbato vi ha colpito nei sentimenti – come sono certa sia avvenuto – dategli l’onore di aprire in voi un pensiero maturo.
Care ragazze, cari ragazzi – XVII
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela