Ieri a Jesolo c’è stata la sfilata dei carri allegorici di Carnevale. Un autentico plotone di persone è sceso sul mio litorale per fare festa. Maschere, coriandoli, frittelle e che so io cos’altro. Quanto detesto il Carnevale. No, no, non lo detesto, proprio lo odio. Fin da piccola. In quegli anni in cui lo si dovrebbe amare per la gioia che sembra regalare a me non dava nessuna contentezza. Vestita in maschera poi. Quando ero alle elementari ne avevo una da damina, era il genere che andava di moda allora: la indossavi, mamma ti truccava aprendo la sua preziosa trousse e il martedì grasso si andava a scuola così. A metà mattina c’era da fare la foto ricordo da portare a casa. Di quell’epoca ne ho cinque, una per anno scolastico, tutte con lo stesso abito che quindi di volta in volta si è faceva sempre più corto: quello della quinta mi inquadra con un faccino dipinto di rosso sulle gote e con la gonna del vestitino che copre le gambe solo fino alle ginocchia. Mica si scialacquava all’epoca. Poi quando fu la volta delle scuole medie la damina venne messa in soffitta, si sa fin troppo bene l’aria che tira in quel triennio, che drammatici ricordi. Competizione tra le compagne di classe lanciata a mille, esclusioni sempre pronte sul piatto degli affari che contano, segnali ben accesi sul guardaroba da mostrare, trucco e parrucco da mettere in campo sotto la tacca del mille all’ora. E io decisamente fuori quota. E pure un po’ bruttina. Alla mia epoca – ma credo sia ancora così – le medie contenevano un carattere competitivo che si muoveva lungo una costituzione estetica ben fissa che almeno a Jesolo valeva molto più dei libri letti o da voler leggere. Serviva un bel viso per venirne a capo, fisico non da meno e insieme un guardaroba studiato, mai casuale meglio ancora se costoso. Ecco a voi la pure essenza di quel triennio scolastico. Non la mia che, oltre tutto, ripeto, ero pure un po’ bruttina. Fattore questo che a Carnevale amplificava il tutto. Succedeva che la moda prevedeva una passeggiata nella via principale, muovendosi tra i carri allegorici, mentre i ragazzi ti seguivano imbrattandoti di schiuma da barba e, più ti trovavi sporca di bianco, più avevi portato a casa il risultato. Io che correvo pure piano – non era una scelta, suppongo che la sclerosi multipla avesse già puntato il suo dito verso di me – me ne tornavo a casa comunque pulita, tra i sorrisi delle stronzette di turno imbrattate invece da capo a piedi. Mi chiedo se mi sta sul cavolo piu il Carnevale o quelle corsette lente lente che oggi credo abbiano un nome antipatico e violento come sm. No, dai, stavolta è tutta colpa del Carnevale, sclerosi multipla, scansati
Poco bianco il mio Carnevale
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Quella che prova a farcela
La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare. Vedi tutti gli articoli di Quella che prova a farcela