Benjamin Malaussène

Ultimamente mi sento come Benjamin Malaussène, il personaggio che nei romanzi di Daniel Pennac di professione fa il capro espiatorio, pagato per assumersi le colpe degli altri, scelto come esca per evitare che critiche e responsabilità cadano sulle spalle dei suoi colleghi di lavoro ma non da meno voluto per queste ragioni dai suoi famigliari. Oggi sono forse di buon’umore e quindi mi va di scriverlo senza sentirmi disegnati addosso troppi effetti collaterali, o sensi di colpa, anche perché lo so che tra un’ora, in mattinata o il prossimo pomeriggio, durante un attimo giocato goffamente tutto, con Luca e mamma, andrà da sé, e forse anche male. Basta un angolo storto, una parola forse mal calcolata o proprio un errore, mica mi giustifico e basta, e ogji cosa nella vita di famiglia potrebbe prendere la forma di un dito, il mio, passato sopra la spina pingente di un cactus e io avrò solo il tempo per sentirmi come Malaussène, capro espiatorio. Papà, quindi. E ritorno da lui. Quante volte è stato, gratuitamente, Malaussène anche per me? E ora mi mordo le mani, di dolore, rimpianto e feroce nostalgia.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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