Lettura e qualità

Che mi piaccia leggere è un dato assodato così come il fatto che, rispetto al passato, io legga di meno o comunque con un sapore diverso, non minore, ma differente rispetto al mio ieri. Da quando ho smesso col lavoro sono cambiate tutte le mie abitudini del resto, troppo: tipo il modo in cui le esprimo e come mi metto in corsa per raggiungere il traguardo finale. Vedi le forme e i tempi con cui prendo in mano un libro che, involontariamente, mi conducono verso regole differenti rispetto al passato. Ma io, che sono invece una che si muove seguendo le linee dell’abitudine, quelle che con un libro in mano ho sempre nutrito con favore e sentimento, ora mi fanno sentire imbrogliata: leggevo la sera, entrata a letto, prendendo in mano il titolo scelto e poggiato accanto a me, era la mia via di respiro rispetto alla quotidianità, che durasse un capitolo, venti pagine, di più o di meno non importava, bastava ci fosse, era importante così, prima che terminasse la giornata. Leggo il pomeriggio adesso, ho pure più tempo, le pagine girano sotto le mie dita con maggiore velocità ma il senso di appagamento di questa nuova consuetudine mica è salito, è fermo sotto il peso di un uso che non ha ancora trovato il valore di questo spazio per me inedito. Resto seduta col libro in grembo, volto le pagine poggiate sulle gambe, ogni rumore mi distrae, anche quando il pensiero vaga compiaciuto dalla bellezza del titolo scelto io resto appesa a un vuoto che non mi piace perché la qualità del mio leggere è decaduta, dove non so. Credo mi ci vorrà del tempo per ritrovarlo, spero non troppo perché al momento, chiuso un libro, non ne ricordo quel granché, ne so dare solo un giudizio rapido: piaciuto, non piaciuto. Davvero troppo poco.

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Quella che prova a farcela

La sclerosi multipla entra nella tua casa senza suonare il campanello, si accomoda dentro spazi che prima appartenevano solo a te e che adesso lei fa propri. Non è facile convivere con questa ospite inattesa ma si può fare.

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